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Per la prima volta una ricerca stabilisce quanta porzione di foresta è andata perduta nel Gran Chaco in Sud America e il conseguente impatto sulle popolazioni indigene incontattate.

Spesso vi parliamo delle comunità indigene maltrattate, ferite e uccise perché difendono le loro terre ancestrali. Colpevoli sono multinazionali e governi corrotti che arrivano a svendere anche porzioni di foresta costringendo gli indios a vivere sempre peggio.

La ricerca condotta da María Vallejos, docente presso la Facoltà di Agraria della UBA (FAUBA) apre uno spaccato drammatico sulla situazione latinoamericana.

Negli ultimi anni, il 21% della superficie che i popoli indigeni usavano per la caccia, per raccogliere cibo e allevare bestiame è andata perduta. È stato fatto un campionamento tra le 202 comunità che vivono nel Gran Chaco.

Per riuscire a ricavare dati attendibili, sono stati consegnati dei Gps ai diversi membri della comunità, ciò ha permesso di mappare i luoghi in cui viene fatta la raccolta legna, acqua, frutta, in cui si produce miele, si pesca e si alleva il bestiame.

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Lo scopo quello di capire quanto e se gli appezzamenti di terreno a disposizione si sono col tempo ridotti. Secondo Vallejos purtroppo, la deforestazione tra il 2001 e il 2015, ha portato delle gravi ripercussioni sulle famiglie indigene e il calo della produttività che garantisce il loro sostentamento.

"Le comunità più colpite si trovano nell'area di studio in cui l'espansione agricola è più grande”, spiega Vallejos.

La deforestazione

“Dal 2012 oltre 15,8 milioni di ettari del Gran Chaco si sono trasformati in colture o pascoli, ciò è stato determinato dall’analisi delle immagini satellitari degli ultimi trent’anni”, dice la docente.

I mercati esteri e la svendita del terreno sono il motore del cambiamento dell’uso della foresta, dove purtroppo lo spazio per i popoli indigeni è sempre di meno.

“L’Argentina in generale, è il luogo dove si consumano di più conflitti per il suolo. Imprenditori e produttori sfruttano le risorse con colture a tappeto e invasive, forti del fatto che non esistono politiche per la protezione e la conservazione dell’ambiente”, continua Vallejos.

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Il monitoraggio della deforestazione da un lato è la chiave per comprendere le dinamiche dei cambiamenti nell'uso del terreno, dall’altro serve per capire a livello sociale come le popolazioni indigene stanno reagendo ai cambiamenti.

“Per garantire la loro sopravvivenza, è essenziale prendere in considerazione la capacità delle persone di resistere a impatti negativi naturali o dettate dalla mano dell’uomo”.

Dominella Trunfio

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