Rogo di Pomezia, non c'è pace: la EcoX brucia ancora

ecox pomezia

Rogo di Pomezia, non c'è pace. La EcoX brucia ancora. Mercoledì sera le fiamme sono ricomparse in corrispondenza dei capannoni dell’azienda che smaltisce rifiuti nella zona di Pomezia. E la preoccupazione torna nonostante le rassicurazioni sui valori degli inquinanti.

ROGO DI POMEZIA, LA POSIZIONE DEI VIGILI DEL FUOCO

In realtà i Vigili del Fuoco sostengono che il fumo non sia mai scomparso. Nelle ore scorse però, vero le 19,30, si sono rialzate anche le fiamme, come dimostrano le immagini e le riprese video subito raccolte e diffuse dai cittadini, naturalmente preoccupati della situazione. Il fumo ha reso l’aria ancora irrespirabile. I pompieri sono comunque all’opera per raffreddare i materiali bruciati nel rogo del 5 maggio scorso e sicuramente saranno sul posto per monitorare l’eventuale riaccendersi di focolai.

LE ISTITUZIONI RASSICURANO, MA NON BASTA

Sul posto si è recata anche la ministra della Salute Beatrice Lorenzin, che ha escluso la presenza di diossine nell’area attorno agli abitati, così come la presenza di inquinanti, che secondo gli esperti dobbiamo comunque aspettarci in calo con il passare del tempo. Si tratta dei risultati dei campionamenti sugli alimenti.

Rassicurazioni necessarie dopo la notizia del picco di diossine – 700 volte i limiti di legge – registrati in precedenza.

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I cittadini sembrano comunque non essere affatto rassicurati e si rivolgono a canali alternativi, come l'ONA, l'Osservatorio Nazionale Amianto, una onlus che già dalle prime ore ha raccolto decine di segnalazioni e sabato 17 maggio incontrerà i cittadini nel corso di un'assemblea pubblica

“Le segnalazioni continuano a pervenire insistentemente alla nostra unità di crisi. Riteniamo quindi opportuno incontrare anche personalmente i cittadini, in un’assemblea pubblica, al fine di toccare con mano, in contraddittorio anche con gli esperti, al fine di rendere sempre più efficace la nostra attività sussidiaria, fermo restando che ci costituiremo parte civile in un eventuale procedimento penale per chiedere il risarcimento dei danni, nel caso in cui la Procura della Repubblica di Velletri ritenesse ravvisabili ipotesi di reato ed, evidentemente, con la responsabilità anche dello Stato, del Ministero della Salute, la Regione Lazio, la ASL, il Comune e cioè tutte quelle istituzioni che a qualsiasi titolo erano costituiti titolari delle posizioni di garanzia. Proprio per questo noi dell’ONA abbiamo deciso di incontrare i cittadini per fornire una risposta a tutte le loro domande. Tra i nostri obiettivi principali vi è quello della prevenzione primaria, che si realizza con la diffusione della cultura del rischio zero, esteso a tutti gli agenti patogeni e cancerogeni, oltre che all’amianto, che è un killer silenzioso che non lascia scampo”, spiega Ezio Bonanni, Presidente dell’Osservatorio.

SI ATTENDONO SPIEGAZIONI

Mentre comunque è stata aperta un’indagine, il sindaco di Pomezia Fabio Fucci fa sapere:

La Regione Lazio dovrà fornirci poi numerose spiegazioni dal momento che, a partire dal 2009, la ASL aveva comunicato alla stessa Regione che non risultavano agli atti le certificazioni antincendio dello stabilimento che è stato poi autorizzato ad operare sul territorio a partire dal 2010. C'è di più. Nel 2015 la Regione Lazio ha anche autorizzato la proprietà dell'impianto ad incrementare i rifiuti non pericolosi di una quantità pari a 1.000 ton/anno. Non mi capacito su come abbia fatto la Regione Lazio ad autorizzare tale aumento senza assicurarsi che ci fossero tutte le dovute garanzie in merito all'impianto antincendio che già da tempo si presentava critico. Durante l’audizione (alla Commissione Ambiente del Senato il 16 maggio, ndr) – conclude il Sindaco – ho richiesto il massimo sostegno dal governo e da tutte le Istituzioni per fare in modo che la bonifica avvenga rapidamente e senza impatto per il nostro territorio".

Anna Tita Gallo

Credit foto: Marta Caporilli, dalla pagina Facebook di GreenMe