pigmei sfratti

Subiscono da anni abusi, violenze e minacce perché di fatto, non vogliono rinunciare alle loro terre ancestrali dalle quali sono sfrattati, per la creazione di progetti di conservazione degli animali.

Una storia che va avanti da tempo, di cui avevamo già parlato due anni fa e che vede protagoniste le comunità pigmee con un botta e risposta tra Survival International e il Wwf.

In ultima analisi, nel corso di una protesta, diciannove comunità pigmee africane hanno denunciato i progetti di conservazione e undici di loro, hanno chiesto di smettere di finanziare le squadre anti-bracconaggio di cui sono vittime innocenti.

LEGGI anche: IL WWF COMPLICE DI ABUSI CONTRO I PIGMEI?

Secondo Survival che si fa portavoce delle comunità, Wwf e Wildlife Conservation Society, due delle maggiori organizzazioni per la conservazione, “hanno contribuito a istituire nella regione delle aree protette da cui i popoli indigeni sono stati sfrattati illegalmente”.

Progetti portati avanti in Camerun, Congo e Repubblica Centrale Africana dove i pigmei Baka e Bayaka subirebbero da anni violenze, intimidazioni e abusi.

“Ma le organizzazioni che stanno dietro questi progetti, come il Wwf e la Wcs, non hanno cambiato il loro approccio e continuano a finanziare le squadre anti-bracconaggio”, denuncia ancora Survival.

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© Survival

Ma già nell’ottobre 2014, il Wwf rispondeva alle accuse sostenendo che l’associazione:

“In Camerun lavora sul campo fin dal 2000 per contrastare il bracconaggio, in parte attraverso il sostegno al lavoro delle guardie governative; ha lavorato in maniera costruttiva per proteggere e rafforzare i diritti dei Baka sulle aree di foresta e i diritti di accesso e sostiene le popolazioni Baka. Il Wwf ha il sospetto che si stiano strumentalizzando gli interessi dei Baka per attaccare il Wwf e le organizzazioni partner che stanno lavorando sul territorio per proteggere i Baka in Camerun”.


Ma secondo i pigmei per voce di Survival, sarebbero proprio le grandi organizzazioni per la conservazione “a stringere partnership con l’industria e il turismo, distruggendo i migliori alleati dell’ambiente. Il movimento mondiale per i diritti dei popoli indigeni porta a testimonianza le parole di alcuni esponenti delle comunità pigmee.


“Come potremo sopravvivere in questo mondo? A coloro che danno denaro, noi chiediamo: volete che ci uccidano? Noi non viviamo più bene” hanno scritto i Baka in una lettera.

Alcuni Bayaka del villaggio di Socambo hanno invece affermato: “Nonostante il denaro che fornite per conservare la foresta, noi non ne beneficiamo in alcun modo. I nostri antenati vivevano benissimo in questa foresta. Per favore pensate a noi poveri indigeni che utilizziamo la nostra foresta. Non ne possiamo più del modo in cui il progetto ci ha tagliati fuori dalla foresta.”

E ancora:

“Soffriamo molto a causa della conservazione. Le guardie ci minacciano, ci picchiano, ci derubano, persino fuori dal parco. Eppure abbiamo il diritto di entrare nel parco. Prima di continuare a dare finanziamenti, vi chiediamo di venire a Mossapoula, così potrete ascoltare i nostri problemi e chiedere il nostro consenso”, hanno detto i Bayaka di Mossapoula.

 

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© Survival

C’è poi la storia di Saki, una donna Bayaka il cui marito è stato trovato ucciso nella foresta. In base alle prove trovate sul luogo del delitto, la famiglia è convinta che sia stato assassinato dai guardaparco.

“Il Wwf viene qui dal 1996. Eravamo molto felici. Ma ora ci ritroviamo marginalizzati e perseguitati in ogni modo. Qui ora viviamo solamente di riso, davvero. Signore, i suoi agenti sono molto, molto duri nelle loro aggressioni e non vogliamo che vengano mai più qui” ha detto a Survival, il capo Bakwele di Ndongo.


L’organizzazione da tempo parla della condizione dei pigmei.

“Rischiano aggressioni e pestaggi, torture e persino la morte. I popoli indigeni vengono sfrattati illegalmente con la forza da vaste aree della loro terra ancestrale e sono costretti a vivere ai margini delle strade, dove dilagano povertà e malattie. Subiscono violenze e un grave peggioramento delle loro condizioni di salute nel nome della conservazione, mentre il Wwf e la Wcs stringono partnership con compagnie del legname come Rougier, Cib e Sinfocam”.

Portavoce dei pigmei si fa Stephen Corry, direttore generale di Survival.

“Come dimostrano queste forti dichiarazioni, i progetti di conservazione sono letali per i popoli indigeni nella regione del bacino del Congo. Dal loro punto di vista, il Wwf e la Wcs hanno sottratto la loro terra, ignorato i loro diritti e continuano a finanziare chi commette abusi nei loro confronti. Hanno trasformato gli alleati naturali della conservazione nelle sue vittime. Le grandi organizzazioni della conservazione devono davvero iniziare ad ascoltare questi popoli indigeni".

Leggi qui la risposta di Wwf (ottobre 2014)

Dominella Trunfio

Foto: ©Selcen Kucukustel/Atlas

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