Dakota Pipeline: i Sioux combattono per le terre ancestrali e i popoli indigeni (VIDEO)

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Continuano le proteste per fermare la costruzione della Dakota Pipeline. I Sioux lottano per difendere le proprie terre ancestrali, l’ambiente e i diritti umani. Accanto a loro si schierano gli ambientalisti che si dimostrano contrari alle fonti fossili a favore delle rinnovabili e che sono preoccupati per i cambiamenti climatici.

La Dakota Pipeline è un progetto da oltre 3 miliardi di dollari pensato per trasportare il petrolio dal Nord Dakota all’Illinois. I Sioux si oppongono al percorso stabilito per il suo passaggio perché i lavori per la realizzazione minaccerebbero l’ambiente, le loro terre ancestrali e i loro luoghi sacri, mettendo in pericolo sia i terreni che le fonti d’acqua.

Si tratta di una doppia campagna di protesta sostenuta dai popoli indigeni e dagli attivisti del clima, a favore dei diritti delle tribù e del rispetto dell’ambiente.

Si parla di vere e proprie violenze e ingiustizie nei confronti dei Sioux che rischiano di vedersi sottratte le terre in cui vivono da sempre e di dover assistere alla distruzione di una parte dell’ambiente che li circonda.

Che cosa sta succedendo? Pare che il progetto della Dakota Pipeline sia stato ridisegnato in modo da tenere lontana dagli occhi dei cittadini ‘bianchi’ la distruzione ambientale, in modo che il tutto rimanga molto distante dai loro sguardi e dalla loro mente.

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Fonte foto: NBC

Secondo chi ne supporta il progetto, la Dakota Pipeline rappresenta  un modo più comodo per trasportare il petrolio rispetto al transito su strada e su rotaie, ma di fronte alla degradazione dell’ambiente, ai pericoli per l’inquinamento dell’acqua e alla violazione dei diritti dei Sioux, ne vale davvero la pena?

Le proteste in North Dakota mirano a proteggere l’ambiente e a tutelare i diritti dei Sioux. Si tratta al momento del più grande movimento di protesta dei Nativi Americani che si sia mai creato nella storia degli Stati Uniti.

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Fonte foto: Greenpeace Usa

Leonardo DiCaprio si è schierato al fianco dei Sioux per fermare l’oleodotto, per difendere l’ambiente e le popolazioni indigene dai soprusi.

“Ho vissuto tutta la mia vita lungo il fiume Missouri. È una parte cruciale della nostra esistenza qui nella riserva di Standing Rock ma ora una compagnia petrolifera privata vuole costruire un oleodotto che lo attraversa e se non ci fermiamo esso avvelenerà il nostro fiume minacciando la salute della mia comunità in caso di fuoriuscite” – ha spiegato Ann Lee una giovane di 13 anni che rappresenta la Standing Rock Sioux Tribe, ha chiesto aiuto al mondo del web con una petizione su Change.org, in cui sollecita la US Army Corps of Engineers a fermare la costruzione del Dakota Access Pipeline.

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Fonte foto: Nbc News

La situazione è già grave non soltanto per l'ambiente in sé ma anche per gli animali, viste le immagini e i filmati che mostrano decine di bufali rimasti purtroppo senza cibo e senza acqua vicino al sito di costruzione della Dakota Pipeline.

Cosa succederà adesso? Le ultime notizie parlano dell’intervento del U.S. Army Corps of Engineers che ha annunciato che non darà il via alle concessioni per la gestione energetica dell’oleodotto senza prima aver aperto il confronto con i Sioux.

Il confronto con la tribù sarà garantito, alla luce delle espropriazioni di terreni avvenute in precedenza e dell’importanza del lago Oahe per i Sioux.

Ovviamente non si sta rinunciando a costruire l’oleodotto ma si sta cercando di trovare un accordo con i Sioux in modo che possano contribuire ad accelerare il rilevamento di ogni possibile perdita dell’oleodotto, a preservare l’ambiente e a proteggere il lago Oahe e tutte le risorse idriche coinvolte.

Il progetto di costruzione dell’oleodotto si avvia verso la parte finale dato che più dell’80% della Dakota Pipeline ormai è stato costruito. Si è quasi certi che la costruzione dell’oleodotto, anche grazie all'elezione di Donald Trump, venga portata a termine nonostante le proteste.

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La speranza è che il confronto con i Sioux non porti a nuove violenze contro di loro e che la gestione dell’oleodotto, se la costruzione non verrà fermata in extremis, tenga conto del rispetto dell’ambiente e delle popolazioni indigene anche se purtroppo sappiamo bene quanto la brama per l’oro nero faccia dimenticare rapidamente qualsiasi promessa.

Marta Albè  

Fonte foto: Nbc News