cambiamenti climatici morti

Il cambiamento climatico provocherà ogni anno 250 mila morti in più tra il 2030 e il 2050. È l’allarme lanciato durante la Conferenza sul Clima di Marrakech (COP 22) dalla candidata dall’Italia alla direzione generale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità Flavia Bustreo, Vice Direttore Generale Salute della Famiglia, delle Donne e dei Bambini.

Tra le cause malaria e diarrea, stress da caldo e malnutrizione, soprattutto tra i bambini, le donne e tra la popolazione povera più vulnerabile. Quasi 7 milioni di persone muoiono ogni anno a causa dell’inquinamento dell’aria, provocato soprattutto dall’insostenibilità del sistema dei trasporti e dalle fonti di energia domestica che contribuiscono, direttamente o indirettamente, al cambiamento climatico. Dell’insieme delle malattie trasmissibili e non trasmissibili come ictus, ischemie, diarrea e tumori, quasi un quarto è attribuibile a fattori di rischio ambientale modificabili.

“A essere particolarmente colpiti dai fattori ambientali e dagli effetti del cambiamento climatico sono molto spesso i soggetti più vulnerabili, inclusi donne e bambini”, ha dichiarato nel corso della conferenza sul clima che si tiene in questi giorni a Marrakech la candidata dall’Italia alla Direzione Generale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità Flavia Bustreo, attuale Vice Direttore Generale per la Salute della Famiglia, delle Donne e dei Bambini. “Un esempio di stretta correlazione tra il cambiamento dei vettori che trasmettono malattie infettive e la salute materna ed infantile, è stata la recente epidemia Zika, molto probabilmente legata a un cambiamento climatico nei paesi. E ancora, le zanzare vettori di malaria oggi sopravvivono ad altezze sul livello del mare molto più elevate rispetto a dieci anni fa, come gli altopiani dell’Etiopia e del Kenya, dove la malaria non era più presente da molti anni”.

Nonostante siano sempre più forti le prove degli effetti che i fattori di rischio ambientali hanno sulla salute, l’azione politica e gli investimenti necessari ad affrontare su larga scala queste sfide non sono ancora sufficienti.

Nei paesi sviluppati solo il 3% degli investimenti sanitari è destinato alla prevenzione, contro il 97% speso per cure e trattamenti, con un conseguente aumento dei costi sanitari in tutto il mondo.

“Siamo ancora in tempo per mettere in pratica azioni concrete”, continua ancora la Dott.ssa Bustreo che ha anche partecipato all’evento organizzato dall’Unione Interparlamentare in occasione di COP22 al quale hanno partecipato parlamentari da più di 50 paesi, compresa una delegazione dall’Italia. “L’Accordo di Parigi adottato il 12 Dicembre dell’anno scorso segna l’inizio di una nuova era nella risposta globale ai cambiamenti climatici. Il mondo si è finalmente dotato di un accordo globale sui cambiamenti climatici che riconosce la connessione tra ambiente e salute e il diritto alla salute. Proprio il diritto alla salute deve essere ora il motore di azione dei governi nell’implementazione dell’Accordo.”

L’accordo di Parigi non solo stabilisce l'obiettivo di limitare l'incremento del riscaldamento globale a meno di 2 gradi Celsius (°C). Questo obiettivo è stato definito come ambizioso ed equilibrato e rappresenta una svolta storica nell’obiettivo di ridurre il riscaldamento globale.

“Con l’accordo di Parigi – ha aggiunto Flavia Bustreo - i Paesi si impegnano non solo in termini di strategie di mitigazione delle conseguenze dei cambiamenti climatici, ma anche di adattamento. Questo comporta l’implementazione di piani che mirano anche a proteggere la salute dell’uomo da fenomeni legati ai cambiamento climatici quali inondazioni, siccità, la degradazione delle acque, la sicurezza alimentare. Impegna inoltre la comunita internazionale ad una attenzione ai paesi particolarmente vulnerabili ai rischi ambientali. Le stesse misure che sono necessarie per promuovere la sostenibilità, come l’abbassamento delle emissioni di carbonio, ad esempio attraverso sistemi di trasporto più sostenibili, l’utilizzo di fonti di energia più pulite e una migliore gestione dei rischi ambientali, sarebbero notevolmente vantaggiose per la salute pubblica e contribuirebbero a ridurre ad esempio i più di 6.5 milioni di morti attribuibili all'inquinamento atmosferico in tutto il mondo ogni anno”.

Redazione greenMe.it

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