disastro-seveso

Quel 10 luglio del 1976 nessuno avrebbe potuto forse immaginare che la vita di tutti gli abitanti di Seveso e Meda (e non solo) sarebbe per sempre cambiata.

Quarant’anni fa succedeva quello che è stato considerato uno dei più gravi disastri ambientali italiani: la fuoriuscita di una nube di diossina dall’azienda chimica Icmesa, in provincia di Monza e Brianza.

Ieri è stato ricordato l’incidente ribattezzato come il "Disastro di Seveso" con una cerimonia nel parco Bosco delle Querce, nato nella zona bonificata dopo la contaminazione.

"Esprimo vicinanza a chi ha dovuto affrontare le drammatiche conseguenze di quell'incidente" ma anche riconoscenza verso chi si è impegnato per la bonifica e per far partire "una stagione nuova della vita della comunità locale", ha detto il presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

LEGGI anche: GLI 8 MAGGIORI DISASTRI AMBIENTALI CREATI DALL'UOMO

disastro seveso1

Un paese che nonostante tutto ha saputo rialzarsi.

"La vostra bonifica e ricostruzione ha interagito con una più matura coscienza ecologica europea e l'ha condizionata positivamente. Di questo dovete essere orgogliosi. Oggi Seveso non suona più soltanto come simbolo di un disastro, ma è punto di riferimento di un'economia e di una società orientate verso la crescita sostenibile. Questo è l'orizzonte del nostro futuro", ha continuato nel suo messaggio Mattarella.

Ricordare le sofferenze delle persone e il danno ambientale è importante affinché "le generazioni future possano far tesoro sia delle esperienze negative, sia del percorso di ricostruzione che ora consente loro di guardare al futuro con maggiore fiducia".

disastro seveso2

Disastro di Seveso 10 luglio del 1976

L’Icmesa era un’industria chimica di Meda, un piccolo comune al confine con Seveso. Qui si lavoravano prodotti chimici e farmaceutici. Un’azienda malvista dal sindaco dell’epoca e dai cittadini costretti a vivere ogni giorno tra gas, scarichi e inquinamento delle falde acquifere.

Nel 1974 il direttore dell’Icmesa era stato addirittura denunciato per aver "corroso ed adulterato acque sotterranee destinate alla alimentazione rendendole pericolose per la salute pubblica". Accuse poi confermate dalle analisi in laboratorio, ma il direttore venne assolto per insufficienza di prove.

Il 10 luglio del ’76 alle 12.37 il sistema di controllo di un reattore chimico andò in avaria, l’alta temperatura provocò una reazione che portò alla creazione di TCDD, una delle diossine più tossiche e pericolose, ribattezzata dopo il disastro come "diossina Seveso".

LEGGI anche: DISASTRO AMBIENTALE IN BRASILE: 3 MESI DOPO, È PEGGIO DEL PREVISTO

disastro seveso4

Le conseguenze furono disastrose: la nube tossica colpì tutti i comuni vicini e il 18 luglio l’Icmesa venne chiusa. Ma la zona venne evacuata solo quattordici giorni dopo. Vennero demolite case, abbattuti animali, distrutte piantagioni.

Il terreno più contaminato venne prelevato e depositato in vasche di contenimento monitorate, venne immessa nuova terra, piantati nuovi alberi che hanno dato vita al Parco naturale Bosco delle Querce. Settecento persone furono gli sfollati di cui almeno 200 colpite da cloracne, un’eruzione cutanea.

Dopo il disastro venne aperto un processo penale e civile contro l’Icmesa e nel 1980 l’azienda fu costretta a rimborsare sia lo Stato che la Regione Lombardia per le spese di bonifica. Quello che avvenne a Seveso scosse anche le coscienze europee: nel 1982 venne approvata una direttiva chiamata “direttiva Seveso” che impone da allora agli stati membri di identificare gli stabilimenti a rischio e di stabilire una serie di rapporti periodici e piani di intervento in caso di emergenza.

Dominella Trunfio

Foto

forest bathing sm

Trentino

Forest Bathing e non solo, per guarire con la natura

greenMe su Instagram

Sei su Instagram?

Le nostre foto +belle, le notizie che +ami, il tuo giornale sempre con te!

dieta
integratori
lievito madre
ricette vegane
ricette vegetariane
riciclo creativo
rimedi naturali
yoga
sai cosa compri
seguici su facebook
corsi greenme
banner orto giardino
whatsapp
seguici su instagram