olimpiadi-rio 2016 crisi finanziaria

Mancano meno di due mesi all’inizio delle Olimpiadi brasiliane e una nuova tegola si abbatte sull’evento: Francisco Dornelles, governatore ad interim dello stato di Rio de Janeiro, ha infatti dichiarato che, se non arriveranno fondi dal Governo federale, la città non sarà più in grado di garantire i servizi essenziali, né tantomeno di onorare gli impegni presi per i Giochi.

Dopo l’impeachment della Presidente Rousseff, i tanti ritardi nella realizzazione delle opere pubbliche promesse, le polemiche dovute all'inquinamento, le paure legate al virus Zika e le denunce di omicidi, violenze e atti intimidatori ai danni di indigeni e bambini di strada, sulle Olimpiadi di Rio cala anche l’ombra del dissesto finanziario.

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A meno di 50 giorni dall’accensione del braciere olimpico, infatti, lo stato Rio de Janeiro è nel caos a causa della mancanza di fondi: non solo non ha rispettato la scadenza per ripagare i suoi debiti, ma da mesi sta posticipando anche il pagamento degli stipendi dei dipendenti pubbici. Molte delle opere promesse quando le Olimpiadi vennero assegnate - nell’ormai lontano 2009, nel quadro di una situazione politica ed economica ben diversa - potrebbero non essere portate a termine. E, fatto ancora più grave, molti servizi essenziali - dalla sicurezza, alla sanità, ai trasporti - sono a rischio.

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Il crac finanziario è dovuto soprattutto al crollo verticale del prezzo del petrolio, che è la principale industria dello Stato di Rio, oltre che alla recessione economica che affligge l’intero Brasile e che si accompagna da alcuni mesi ad una profonda crisi politica e istituzionale.

Photo Credit Jefferson Bernardes / AFP / Getty Images

Per onorare gli impegni assunti per le Olimpiadi, Dornelles, probabilmente di comune accordo con il presidente brasiliano Michel Temer, ha emanato un decreto in cui si autorizzano “misure eccezionali”, in modo da aggirare i vincoli di bilancio e sbloccare ulteriori fondi. A detta di alcuni esperti, però il decreto, che dovrebbe consentire al governo federale di Brasilia di versare 2,9 miliardi di real (una cifra corrispondente ad oltre 700 milioni di euro) nelle casse di quello statale di Rio, sarebbe incostituzionale. Il timore diffuso tra la popolazione, poi, è che una manovra così ingente possa trasformarsi in una ghiottissima occasione per nuovi atti di corruzione.

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Per quanto il sindaco di Rio si sia affrettato a precisare che non ci saranno ripercussioni sul regolare svolgimento delle Olimpiadi, a momento la situazione appare davvero critica. E l’evento che avrebbe dovuto fungere da vetrina per il Paese sudamericano rischia di trasformarsi in un enorme, costosissimo boomerang.

Lisa Vagnozzi

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