giornata oceani 2016

Coprono tre quarti della superficie terrestre, garantiscono sopravvivenza a 3 miliardi di persone e generano circa 3 mila miliardi di dollari all'anno in termini di risorse e industrie. Eppure gli oceani, tra pesca illegale, tonnellate di plastica, innalzamento delle acque e tanto altro ancora soffrono di “malagestione”. Eccome se soffrono.

Lo dice, per l’ennesima volta, l’Onu, che dal 2008 ha voluto dedicare l’8 giugno di ogni anno proprio agli Oceani con una giornata, il #WorldOceansDay, volta a ricordare a tutti che la salute del globo dipende anche dalla salute dei suoi mari. Il tema del 2016 è “Oceani sani, pianeta sano”, mirando a un problema diffuso e di cui si parla poco, quello della plastica.

In un anno, infatti, ben 8 milioni di tonnellate di plastica vanno a finire nel mare e tra 15 anni questi dati raddoppieranno, fino a quando nel 2050 negli oceani ci sarà più plastica che pesci, in termini di peso.

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Plastica negli oceani e non solo: ci sono anche la pesca illegale e la pesca eccessiva (overfishing), le trivellazioni nell’Artico, la perdita delle barriere coralline , l’innalzamento del livello marino per un totale di almeno cinque principali minacce.

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I sostenitori della Giornata Mondiale degli Oceani

Arriviamo al paradosso. Ci sta bene che questa giornata indetta dalle Nazioni Unite equivalga a una buona occasione per snocciolare dati catastrofici e smuovere, si spera, l’animo di qualcuno. Ma non vi pare un po’ una beffa che a sostenere questa stessa giornata mondiale siano acquari e delfinari?

Se date un’occhiata ai cosiddetti supporters ci sono tutti gli acquari del mondo, a partire da SeaWorld. Proprio quel SeaWorld, il più grande detentore di mammiferi marini nel Nord America, che in questi mesi è balzato agli onori delle cronache per lo stato di salute di una sua orca, Tilikum, affetta da una grave infezione polmonare. E il “bello” è che Tilikum non è un’orca nata in cattività, ma è stata catturata, ancora cucciolo, nel 1983 al largo dell’Islanda, diventando col tempo la protagonista di spettacoli subacquei quotidiani. E quella infezione se l’è sicuramente presa per via di condizioni (imposte) di vita pessime.

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Una “giornata mondiale degli oceani”, dunque, che di “mondiale” ha probabilmente solo la bruttura di posti come acquari e delfinari che con libertà e habitat naturali di pesci e mammiferi marini hanno davvero poco a che fare. Una giornata che, per di più, cade proprio nelle ore in cui è sotto gli occhi di tutto il mondo l’agonia di una povera orca, Morgan, che al Loco Parque di Tenerife si sarebbe spiaggiata volontariamente.

Dal video qui sotto, reso noto dal Dolphin Group, si vede chiaramente come l’orca decida di uscire dall’acqua dopo la sua ennesima esibizione e posizionarsi immobile a lato della piscina. Gli animalisti lo spiegano come un tentativo di spiaggiamento volontario, una sorta di “suicidio” nel mondo animale.

Tutto normale, invece, per l’acquario. Eppure questa non è la prima volta che il comportamento di Morgan attira l’attenzione degli attivisti. A differenza delle altre cinque orche del parco spagnolo, Morgan è nata in natura ed è stata catturata in acque olandesi e già due mesi fa era stata sorpresa in un video sbattere la testa più volte in una grata metallica.

Insomma, festeggiamo tutti insieme, oggi, la grandezza, l’importanza e la biodiversità degli oceani!

Ma davvero? Se poi a finanziare un simile progetto sono i luoghi di prigionia di chi invece i mari li dovrebbe abitare, beh... tutto l’entusiasmo viene meno.

Germana Carillo

 

 

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