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Immaginate di essere allontanati con la forza dalla terra che avete sempre abitato, di venire separati dai vostri cari, di essere costretti a rinunciare alle vostre tradizioni e di subire quasi quotidianamente atti vessatori e indimidazioni di diverso genere: è quello che è accaduto ai Boscimani, una minoranza indigena che vive in Botswana e che da anni chiede il rispetto dei propri diritti e della propria identità culturale.

In occasione del cinquantesimo anniversario dell’indipendenza dello Stato africano, Survival International ha lanciato una campagna per chiedere al Governo del Botswana di permettere ai Boscimani di tornare a vivere nelle loro terre ancestrali, senza continuare a subire, come accade da alcuni anni a questa parte, una subdola forma di apartheid.

I Boscimani sono un popolo nomade che abita da sempre nel deserto del Kalahari, in Botswana, vivendo soprattutto di caccia. Tra il 1997 e il 2002, il Governo del Botswana li ha sfrattati dalla Central Kalahari Game Reserve, un ampio parco istituito negli anni Sessanta e che comprende le antiche terre del popolo boscimane, costringendoli a vivere in campi di reinsediamento.

Nel 2002 i Boscimani hanno reagito e hanno portato il Governo in tribunale, con l’accusa di averli sfrattati illegalmente. Finalmente, nel 2006, dopo un processo piuttosto lungo e articolato, la Corte suprema dello Stato africano ha dato loro ragione, riconoscendo il loro diritto a vivere e cacciare nella riserva e definendo gli sfratti “illegali e incostituzionali”.

Ciò nonostante, la situazione per i Boscimani non è migliorata e la sentenza è rimasta lettera morta. Numerosi nuclei familiari sono stati separati e i pochi Boscimani che sono stati riammessi nella Central Kalahari Game Reserve sono tuttora oggetto di atti indimidatori e di molestie. Gli altri sono costretti a richiedere dei permessi della durata di un mese per poter accedere alla riserva e visitare i loro cari. Inoltre, il Governo ha inasprito le sanzioni contro chi viene sorpreso a cacciare su tutto il territorio nazionale, di fatto privando i Boscimani della loro unica forma di sostentamento.

Oltre a privarli delle loro terre ancestrali, quindi, il Governo del Botswana sta cercando di trasformare i Boscimani in un popolo stanziale, cancellando, di fatto, la loro identità culturale.

“Non so nulla di queste celebrazioni” - ha detto un Boscimane a Survival, riferendosi ai festeggiamenti per il cinquantesimo anniversario dell’indipendenza del Paese - “Lo fanno perché la gente non pensi che sono un cattivo governo. Loro festeggiano, noi no. Noi stiamo sempre nello stesso modo. Loro invece festeggiano da 49 anni.”

La mobilitazione di Survival International a favore dei Boscimani era già iniziata qualche tempo fa ed era culminata, nel 2013, con il lancio del boicottaggio del turismo in Botswana. Oggi l'organizzazione esorta tutti a mobilitarsi e a chiedere al Governo del Paese africano che la sentenza del 2006 della Corte suprema venga rispettata e che i Boscimani possano finalmente fare ritorno a casa, nelle loro terre ancestrali..

“Il governo del Botswana perseguita brutalmente i Boscimani da decenni, prima con sfratti violenti e poi con un sistema di permessi progettato per dividere le famiglie.” - ha commentato Stephen Corry, Direttore generale di Survival International - “Se il Botswana vuole essere ancora considerato ‘un faro’ di democrazia in Africa, deve ascoltare i Boscimani, rispettare la sentenza della propria Corte e mettere fine a questa restrizione terribilmente ingiusta del loro diritto a vivere nella terra ancestrale, all’interno della CKGR. Mi auguro che questa celebrazione storica segni anche la fine di decenni di persecuzione dei Boscimani.”

Un augurio che non possiamo che condividere.

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Lisa Vagnozzi

Photo Credits: Survival

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