blitz_contro_rigassificatore

Dopo il blitz dei finti Orango di sabato scorso, gli "attivisti pirati" di Greenpeace colpiscono ancora! Questa mattina, infatti, tre gommoni dell'organizzazione sono partiti, sempre dalla mitica Rainbow Warrior giunta ora al largo di Livorno, all'assalto della nave Far Samson che sta lavorando alla costruzione del rigassificatore nel Santuario dei Cetacei, dove proprio qualche giorno fa sono morti ben 5 delfini.

Arrampicati sulla gru, tre attivisti hanno esposto alcuni striscioni con su scritto "Fine del Santuario" e "Ministro salva il Santuario", mentre gli altri, dai gommoni, hanno scritto sulla fiancata della nave "Balene finite". Greenpeace condanna così il collasso del Santuario dei Cetacei accusando il governo di aver dato il via ai lavori per il rigassificatore offshore di Livorno/Pisa e autorizzato la prima Area Marina Industriale in una zona tutelata dall'Accordo con Francia e Monaco.
«Si tratta di un'area protetta solo sulla carta.- Spiega Giorgia Monti, responsabile della campagna Mare per Greenpeace- Le balene se ne stanno andando mentre lo stato di degrado dell'area aumenta a causa del traffico navale, dell'inquinamento e, ora, della costruzione del primo sito industriale in mare».

Secondo il censimento condotto proprio dall'associazione nel 2008, infatti, nella zona sono state trovate solo un quarto delle balenottere attese, come pure si è dimezzata la popolazione di stenelle rispetto ai valori degli anni '90.

Quello che Greenpeace accusa al Governo - e in particolare al Ministro Stefania Prestigiacomo alla quale è stata recapitata una lettera - è di condurre, alla stregua del Giappone, un doppio gioco: da un lato impegnandosi ufficialmente a proteggere i cetacei del Santuario con la firma dell'Accordo internazionale, ma contemporaneamente dando il via libera al rigassificatore e mostrando così come "gli interessi economici abbiano ancora una volta prevalso su quelli dei cittadini e dell'ambiente".

L'associazione aveva chiesto per questo un'incontro urgente con l'Onorevole Prestigiacomo affinché si attivasse per fermare i lavorie con un efficace piano di gestione del Santuario. La risposta è arrivata dopo poche ore. Di sicuro non quella auspicata perché due dei tre attivisti arrampicati sulla gru sono stati rimossi in modo brutale e rischioso dagli agenti della Digos intervenuti per fermare la protesta.
«C'è stata una rimozione coatta di due dei tre attivisti senza rispettare nessuna delle procedure di sicurezza che di solito si rispettano, senza l'attrezzatura normalmente usata», accusa la Monti: «Questo intervento ha messo in pericolo i volontari, che ricordiamo sono pacifisti. Una delle nostre attiviste è stata brutalmente sollevata e trascinata via di peso dalla gru».
Essì che la Polizia aveva assicurato agli attivisti due ore di tempo come margine per contattare il ministro dell'Ambiente e chiedere un'incontro, ma l'intervento forzato è iniziato appena dopo mezz'ora. Attualmente però l'azione continua perché c'è ancora un terzo attivista appeso in sicurezza che la Polizia non riesce a raggiungere. Come pure il Ministro Prestigiacomo di cui si resta ancora in attesa.

Simona Falasca



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