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Buono, sì, buono. Qualcuno dirà "si poteva fare di meglio", ma l'Accordo di Parigi 2015 soddisfa sotto diversi punti di vista ed è il migliore che si potesse realizzare.

 

La Conferenza delle Parti (o COP) chiusa ieri a Parigi è stata una di quelle tappe che la storia ricorderà. Sono anni bollenti da un punto di vista storiografico; molti dei fatti che sono successi in questi ultimissimi tempi verranno riportati sui testi che studieranno i nostri figli e nipoti. E tra le tante tappe che resteranno, anche la COP 21 avrà un ruolo significativo per almeno un semplice motivo: l'abitante del mondo ha finalmente preso coscienza di come e quanto il nostro pianeta abbia bisogno di aiuto. E, secondo me, l'uso che farà di questa informazione è determinante. Spiego perché.

L'Accordo di Parigi poteva essere più alto, più ambizioso, è vero. Alcuni punti quali la graduale, forse troppo lenta, decarbonizzazione (l'uscita totale dall'energia prodotta da fonti fossili) e l'auto-certificazione (ogni singolo stato controllerà la propria riduzione delle emissioni) costituiscono ancora dei macigni solo spostati, non tolti del tutto. Ma dobbiamo ricordare che su questi temi nessuno può e DEVE essere lasciato fuori, dobbiamo marciare tutti verso un solo obiettivo. Includere e aiutare; questo è stato un altro messaggio importante che ci lascia Parigi.

Ma è fondamentale che il consenso sia stato globale. Tutti gli stati, dai più piccoli ai più grandi, si sono impegnati. È vero, si chiede già da ora un impegno maggiore rispetto all'Accordo appena sottoscritto, nella riduzione delle emissioni e nella limitazione della temperatura globale (l'accordo si ferma "molto al di sotto dei 2°" rispetto ai valori della pre-industrializzazione); e per questo è stato stabilito che nel 2018 verranno richiesti ulteriori sforzi e che ogni 5 anni (dal 2018) gli obiettivi dovranno essere riconsiderati per migliorarli.

Da oggi in India, negli USA, in Europa, in Brasile, in Cina, ovunque, gli abitanti della Terra affrontano il fatto che c'è un problema, forte, importante, determinante. E che devono fare qualcosa. Non siamo più solo noi, ricchi e intellettuali (lo siamo, nei confronti del mondo), a sostenere che la Terra morirà di questo passo (per colpa dei suoi stessi abitanti). E chiederanno di più, come abbiamo fatto noi, chi più chi meno.

Non che mai abbiano avuto mai un reale peso, ma Parigi ha anche tacitato i c.d. "negazionisti del clima", coloro che sostengono fondamentalmente che al contrario è in atto un raffreddamento della Terra (e varie sfumature). Questi concetti cercano di indebolire la forza del messaggio. È come se girando una corda su cui saltare, qualcuno con un ventaglio cercasse di muovere l'aria per impedirci di saltare correttamente. Ieri, 195 paesi, ognuno rappresentato da ministri, funzionari esperti, hanno firmato l'accordo, TUTTI insieme. Qualche distinguo, d'accordo, ma perché c'è chi voleva fare di più e chi voleva fare di meno. Ma nessun dubbio sul problema da affrontare e il nemico (alcuni paesi hanno bisogno di un nemico).

Ma arriviamo al punto che mi sta più a cuore. L'accordo va bene, ma noi possiamo fare di più. Sappiamo di avere una sola opzione (la Terra) e mettiamo su questo un punto. Cerchiamo di eliminare i nostri egoismi e diamo una mano con le nostre scelte personali a contribuire e migliorare l'Accordo. Cosa fare lo sapete già, sono anni che se ne scrive e se ne parla; ma si può contribuire per superare gli obiettivi, come sempre nel nostro piccolo. Perché partendo da Me, possiamo arrivare a Noi.

Continuate a seguirci.

Simona Falasca

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