cop21 secondasettimana

COP21, si apre la seconda settimana di lavori a Parigi. La conferenza Onu sui cambiamenti climatici è giunta al suo “high-level”. I delegati hanno soltanto 5 giorni di tempo per trovare un accordo sul clima che possa soddisfare tutte le parti e che permetta di contenere l'aumento globale delle temperature entro i 2°C.

Entro sabato, i rappresentanti presenti a Parigi dovranno decidere tra le proposte disponibili nel testo negoziale, redatto ed ultimato sabato dagli esperti dopo mesi di conferenze e discussioni. Ma ancora le incertezze sono troppe, troppi i punti ancora da chiarire e da definire.

Le aspettative sono tante e riguardano vari aspetti dell'accordo: dal grado di vincolo degli elementi dell’accordo al tema della finanza, dalle revisioni quinquennali degli impegni ai principi relativi ai diritti umani, alla parità di genere, all’equità fra generazioni. Ma c'è spazio anche per le compensazioni per i paesi più vulnerabili agli effetti dei cambiamenti climatici.

Tempi. Oggi e domani vi saranno gli interventi dei ministri ma i lavori sul testo negoziale saranno portati avanti in parallelo. Da calendario, il 9 dicembre dovrebbe essere scritta la parola fine sui negoziati in modo da avere il tempo di effettuare le verifiche legali e linguistiche, prima della traduzione dell’accordo nelle altre cinque lingue dell’ONU (arabo, cinese, francese, russo e spagnolo).

Giovedì 10 invece sarà la volta COP Decision, mentre venerdì 11 se tutto andrà secondo programma si dovrebbe arrivare finalmente all'adozione dell’Accordo. Tuttavia, la firma da parte dei Capi di Stato non sarà a Parigi ma durante una cerimonia speciale prevista per inizio 2016 e che sarà organizzata dal Segretario Generale dell’ONU.

Ma è presto per cantare vittoria, anzi. Si parla infatti dei possibili ritardi che potrebbero far chiudere i negoziati non sabato 12, come inizialmente previsto, ma durante la giornata del 13.

La strada però è tutt'altro che in discesa. Non sono mancate le polemiche. Le divisioni sono ancora tante, soprattutto tra paesi ricchi e paesi in via di sviluppo. I paesi più poveri hanno già messo le mani avanti, avvertendo che i colloqui potrebbero fallire se i paesi sviluppati cercheranno di limitare il loro diritto di crescere, per scongiurare i rischi legati al global waming.

I negoziatori hanno avuto quattro anni di tempo per produrre la bozza dell'accordo a lungo termine ma i ministri avranno solo cinque giorni per trasformare il testo in un accordo accettabile per tutti le 195 parti coinvolte. E non sarà facile. Il documento al momento contiene 50 pagine e oltre 900 parentesi, utilizzate per indicare le aree di disaccordo.

Alcuni delegati temono che venga lasciato troppo spazio alla politica: “Tutte le difficili questioni politiche restano irrisolte, e saranno risolte dai ministri” auspica Miguel Arias Canete, Commissario al clima dell'Unione Europea.

È possibile che solo una parte dell'accordo sia giuridicamente vincolante, mentre altre parti non lo saranno.

Ieri Papa Francesco ha richiamato ancora una volta all'azione, durante l'Angelus, invitando i rappresentanti riuniti a Parigi a fare il possibile per raggiungere un accordo: “Seguo con viva attenzione i lavori della Conferenza sul clima in corso a Parigi, e mi torna alla mente una domanda che ho posto nell’Enciclica Laudato si’: «Che tipo di mondo desideriamo trasmettere a coloro che verranno dopo di noi, ai bambini che stanno crescendo?» Per il bene della casa comune, di tutti noi e delle future generazioni, a Parigi ogni sforzo dovrebbe essere rivolto ad attenuare gli impatti dei cambiamenti climatici e, nello stesso tempo, a contrastare la povertà e far fiorire la dignità umana. Le due scelte vanno insieme: fermare i cambiamenti climatici e contrastare la povertà perché fiorisca la dignità umana”.

Francesca Mancuso

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