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Sovente sotto accusa per l'inquinamento generato da una crescita industriale impetuosa quanto poco rispettosa dell'ambiente, la Cina ha finalmente aderito in via ufficiale all'accordo di Copenhagen. La Repubblica Popolare Cinese, attraverso il suo negoziatore Su Wei, ha informato il Segretariato dell'Onu sui Cambiamenti Climatici, l'UNFCC, che può "procedere a includere la Cina nella lista" dei paesi che aderiscono all'accordo raggiunto al summit di dicembre.

L'accordo di Copenaghen, deludente per molti aspetti, prevede, come abbiamo visto, un limite di due gradi all'aumento della temperatura media della Terra e la creazione di un fondo di 30 miliardi di dollari l'anno nel triennio 2010-2013 e di 100 miliardi di dollari l'anno dal 2012 al 2020.

Oltre alla Cina anche l'India e Indonesia, Brasile, Sudafrica e Messico hanno dato la propria adesione. Manca all'appello fra i Paesi maggiori produttori di emissioni ancora la Russia, che, dopo l'accodamento della Cina - che a Copenaghen si era comunque impegnata a ridurre del 40% le emissioni di CO2 entro il 2020 - sembra sempre più isolata. Il prossimo appuntamento per la Cina con l'Onu ci sarà alla prossimo riunione dell'UNFCC prevista a Bonn dall'8 all'11 aprile.

 

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