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Via il carbone dal settore energetico entro il 2025. Il Regno Unito ha promesso che abbandonerà questa fonte per la produzione di energia, limitandone anche l'uso in altri settori entro il 2023. Primi passi, in vista della Cop21, la conferenza sul clima che, nonostante gli attacchi terroristici di Parigi si farà.

Attualmente, il carbone copre circa un quarto del fabbisogno elettrico del Regno Unito. Ad annunciare la svolta in senso green della Gran Bretagna, almeno sotto il profilo energetico, è stato il ministro inglese per l’Energia e il Clima, Amber Rudd, che ha reso nota l'intenzione del governo di programmare la fuoriuscita dal carbone come fonte impiegata nella produzione di elettricità tra il 2023 e il 2025.

Scelta che fa parte di un piano più ampio, che punta alla decarbonizzazione per garantire una maggiore sicurezza energetica.

“Non può essere accettabile, per un’economia avanzata come quella del Regno Unito, affidarsi a centrali a carbone inquinanti, ad alta emissione di gas serra e vecchie di 50 anni. Voglio essere chiara: non è questo il futuro. Dobbiamo costruire una nuova infrastruttura energetica, adatta al 21esimo secolo” ha detto il Ministro.

Chiaramente dietro ci sono anche motivazioni economiche, visto che a breve il paese dovrebbe vedersela con l'invecchiamento delle centrali elettriche, per cui è alla ricerca di alternative affidabili, “con un buon rapporto qualità-prezzo, contribuendo a ridurre le emissioni”.

Non si sono fatte attendere le reazioni delle associazioni ambientaliste. Il WWF ha fatto riferimento all'Italia, sottolineando che il nostro paese oggi non avrebbe bisogno dell’energia prodotta con il carbone, avendo una sovrabbondanza di offerta per la produzione di energia elettrica (circa 121,8 GW) a fronte di un massimo picco di domanda di meno della metà (59,126 GW, picco raggiunto quest’anno nel luglio della grande ondata di calore).

“Migliaia e migliaia di cittadini italiani hanno già firmato la petizione del WWF per chiedere al Presidente Renzi di essere coerente con gli impegni assunti, fissare tappe precise per l’eliminazione delle centrali a carbone e standard di limiti di emissione di CO2 per le centrali” spiega l'associazione.

Per Andrea Boraschi, responsabile della campagna Energia e Clima di Greenpeace Italia:

“I Paesi con più capacità di visione del futuro industriale, così come le aziende più innovative, oggi fanno scelte molto chiare: escono dal carbone e puntano su tecnologie di generazione più pulite. Che a farlo oggi sia il Regno Unito, dove il carbone segnò l’inizio dell’età industriale, è ancor più significativo. Lo scorso giugno, parlando di politiche sul clima, Renzi definì il carbone come “il nostro nemico”. Ebbene, il parco a carbone in Italia è la metà di quello del Regno Unito, dove questa fonte soddisfa il 30 per cento circa della produzione elettrica, mentre nel nostro Paese arriva appena al 13 per cento. Cosa aspetta l’Italia a fare sul serio e a sbarazzarsi di un residuo industriale divenuto imbarazzante per molti altri governi?”.

Ma non è tutto oro quello che luccica. Se è lodevole il fatto che la Gran Bretagna abbia deciso di lasciarsi alle spalle il carbone, le alternative su cui punterà non sono tutte “rinnovabili”.

“Il gas è fondamentale per il nostro futuro energetico sicuro, così come il nucleare ha detto il Ministro Rudd, secondo cui le nuove centrali nucleari, anche a Wylfa nel Galles, Moorside in Cumbria e Hinkley Point nel Somerset, potrebbero fornire quasi un terzo del fabbisogno elettrico del paese.

Francesca Mancuso

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