sarno

Il fiume Sarno, una sofferenza che non ha fine. A causa delle acque reflue non depurate e dei rifiuti industriali, il corso d'acqua e i suoi affluenti stanno sempre peggio, carichi di fertilizzanti e pesticidi dell'agricoltura. È quanto emerso dagli ultimi campionamenti della Goletta del Sarno, la campagna di monitoraggio del fiume portata avanti da Legambiente.

Su 30 punti campionati, appena 6 sono stati promossi. Un fiume, quello campano, che pur nascendo limpido viene avvelenato dall'uomo, a causa delle carenze del sistema fognario-depurativo che non copre tutti gli insediamenti abitativi, dell'agricoltura con i suoi fertilizzanti chimici e i fitofarmaci e dell'industria che non tratta come dovrebbe i propri scarichi idrici.

Le analisi. Otto sono stati i punti analizzati lungo il Sarno, di cui 2 buoni e uno sufficiente alle sorgenti, quattro con giudizio di scarso e 1 cattivo. Altri 8 sono stati i punti campionati lungo la Solofrana, di cui 1 elevato, 1 scarso e 6 cattivo). Cattivo, invece, è stato il giudizio per i due prelievi all’Alveo comune nocerino e i due al Cavaiola.

Nell’Alveo Comune e nella Solofrana infatti sono stati scoperti valori di ammoniaca superiori a 6 mg/l, mentre per i Nitrati si superano i 7 mg/l in alcuni punti.

Facendo un confronto con i dati dello scorso anno, è emerso che se la qualità del fiume ha subito un lieve miglioramento, quella dei suoi affluenti invece è peggiorata.

Sono stati inoltre analizzati 10 campioni di acque superficiali provenienti da canali secondari o altri punti critici, segnalati dai cittadini a Legambiente con l’iniziativa SOS Goletta del Sarno. Tra questi, i 3 prelevati nel territorio di Solofra sono risultati in condizioni positive, mentre gli altri 7, prelevati nei comuni del Basso Sarno, presentavano condizioni negative.

Spiega Giorgio Zampetti, responsabile scientifico di Legambiente:

“In Europa il 22 dicembre 2015 scadrà il termine per il raggiungimento degli obiettivi ambientali di buono stato ecologico per tutti i corpi idrici previsti dalla direttiva quadro sulle acque. Ma continuano ad essere pochi in Italia i casi in cui si è investito sui corsi d’acqua con interventi di riqualificazione, rinaturalizzazione, prevenzione e mitigazione del rischio e insieme di tutela degli ecosistemi. Serve però la volontà politica perché una corretta gestione della risorsa idrica deve prevedere azioni e strumenti precisi”.

Per il dossier completo, clicca qui

Francesca Mancuso

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