Olio di palma e cellulosa: l'Indonesia brucia (VIDEO)

oranghi indonesia

Il fenomeno degli incendi in Indonesia si ripete tristemente ogni anno, tanto che ormai i mesi che vanno da giugno ad ottobre sono conosciuti in lingua locale come "Musim kabut", la “stagione fumosa”. Come vi abbiamo già spiegato in un altro articolo questa situazione è conseguenza del fatto che i terreni agricoli delle piantagioni di olio di palma e cellulosa vengono bruciati per favorire i raccolti successivi e guadagnare spazio a scapito delle foreste locali.

Gli incendi incontrollati, e il più delle volte illegali, creano una spessa coltre di fumo mista a cenere che si espande anche molto lontano dalla zona di origine raggiungendo persino le città. Si tratta di una situazione pericolosa per le popolazioni locali (ogni anno muoiono per le conseguenze di questo fenomemo circa 110mila persone) ma anche una minaccia per l’ambiente, in questo modo infatti si rilasciano in atmosfera migliaia di tonnellate di CO2, una vera e propria “bomba di emissioni di anidride carbonica” scrive Greenpeace in un comunicato.

L’associazione ambientalista, con l’aiuto di droni, ha recentemente documentato la situazione, gli scenari sono davvero devastanti e stanno minacciando le più importanti aree naturali protette dell’Indonesia.

Tra le zone più a rischio c’è il Parco Nazionale di Gunung Palung nel Borneo ed è proprio qui che si trova l’habitat dell’ultima grande popolazione di oranghi selvatici del mondo che stanno subendo i drammatici effetti di questa situazione diventata assolutamente insostenibile. Agli oranghi è rimasta ormai solo questa zona per poter vivere in pace, l’habitat di questi primati infatti non esiste più al di fuori di questa zona in quanto distrutto sempre dagli sconsiderati mezzi di gestione agricola dei territori.

Ai gestori senza scrupoli delle piantagioni questa situazione purtroppo fa comodo, meno foreste significa più terreno utile all’agricoltura. Il 75% degli incendi, secondo Greenpeace, avviene nelle torbiere, foreste umide in cui la biomassa si va a stratificare sotto l’acqua e in questo modo macera trasformandosi appunto in torba. Una volta che la foresta è bruciata, si può drenare il suolo e prepararlo all’arrivo delle piantagioni.

greenpeace

Le conseguenze di tutto ciò non sono un fatto solo locale, ma interessano tutto il mondo ed è per questo che diventa sempre più necessario un intervento del governo indonesiano o/e di altri organismi internazionali per fare in modo che le popolazioni locali siano tutelate così come anche gli oranghi, gli altri animali e l’ambiente, che una volta distrutto nessuno potrà più restituirci.

Francesca Biagioli

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