Nuclear_LifestyleTorna il Nuclease65 nelle piazze italiane. Ieri Greenpeace ha distribuito nuovamente in 23 città italiane le finte pillole allo iodio corredate di materiale informativo sui problemi legati alla salute causati dal nucleare

Esattamente come fa l'Agenzia di Sicurezza Nucleare Francese che distribuisce queste pillole alle popolazioni che abitano a 10 KM di distanza dai siti nucleari e come dovrebbe fare la nuova Agenzia di Sicurezza Nucleare italiana se il nucleare tornasse in Italia, Greenpeace anticipa i tempi per sensibilizzare l'attenzione sul tema e per invitare i cittadini a firmare una petizione affinché i candidati alle prossime regionali si dichiarino contrari al nucleare.

"Visto che il Governo continua a non dichiarare dove intende realizzare le nuove centrali nucleari, Greenpeace distribuisce le finte pillole nelle città in tutte le regioni italiane -spiega Andrea Lepore, responsabile della campagna Nucleare di Greenpeace - Dovunque una centrale venisse costruita, la popolazione dovrebbe rassegnarsi a convivere con i rischi del nucleare".

In Francia alle persone che abitano nelle vicinanze delle centrali nucleari viene infatti distribuito lo ioduro di potassio per saturare la tiroide di Iodio e diminuire così i rischi di assorbire lo Iodio-131, uno degli elementi radioattivi che in caso di incidente viene emesso dalle centrali nucleari. Pur riducendo il rischio alla tiroide queste pillole però non garantiscono nessuna protezione per gli altri elementi radioattivi che possono accompagnare un disastro nucleare.

Ma quello alla salute è solo uno dei problemi del nucleare che oltre ad essere pericoloso, è costoso e ancora non è stato risolto l'aspetto fondamentale dello smaltimento delle scorie, denunciano dall'associazione. È per questo che deve essere un tema fondamentale delle prossime elezioni del 28 e 29 marzo, anche alla luce del testa a testa in corso tra Stato e Regioni sull'argomento.

"I candidati alle prossime elezioni regionali devono dichiarare pubblicamente la loro posizione sul nucleare e indicare ai loro elettori, con chiarezza e senza nessuna reticenza, se saranno disposti a accettare una centrale nucleare nel territorio della regione che intendono governare" conclude Lepore.

È possibile firmare la petizione promossa da Greenpeace anche on line sul nuovo sito web dedicato www.nuclearlifestyle.it che non a caso accoglie gli utenti con un'immagine "rivisitata" dell'urlo di Munch e il messaggio "Come le elezioni regionali possono cambiare la tua vita".

Sul portale oltre ad aderire alla campagna, è possibile leggere il decalogo antinucleare con i 10 motivi per essere contro il ritorno del nucleare in Italia che abbiamo deciso di riportare integralmente.

Leggi nella pagina successiva il Decalogo Antinucleare di Greenpeace.

Il Decalogo Antinucleare di Greenpeace. Ecco perché dire no al ritorno del Nucleare in Italia

Decalogo_Antinucleare_Greenpeace

1. Il nucleare è molto pericoloso

La tragedia di Cernobyl ha dimostrato la pericolosità di questa fonte di energia. Quell'incidente ha causato e causerà ancora nel futuro centinaia di migliaia di vittime e ancora oggi a 23 anni di distanza le ricerche scientifiche mostrano impatti sia sulla flora che sulla fauna. Cresce l'evidenza di leucemie infantili nelle aree vicino alle centrali nucleari.

 
2. Il nucleare è la fonte di energia più sporca

Le centrali nucleari generano scorie radioattive. Le scorie a vita media rimangono radioattive da 200 a 300 anni, le scorie a vita lunga anche miliardi di anni e non esiste ancora un sistema per la gestione in sicurezza delle scorie nel lungo periodo.

 

3. Il nucleare è la fonte di energia che genera meno occupazione

Gli obiettivi europei per le fonti rinnovabili e l'efficienza energetica al 2020 valgono il triplo del piano nucleare di Enel in termini energetici e creerebbero almeno 200 mila nuovi posti di lavoro "verdi" e dunque 10-15 volte l'occupazione indotta dal nucleare.

4. Il nucleare è troppo costoso

Secondo le analisi di primarie società finanziarie, il costo dell'elettricità nucleare da nuovi impianti sarà di 65-70 euro/MWh quasi il doppio della cifra presentata da Enel e governo (40 euro/MWh). Se poi teniamo conto dello smaltimento delle scorie e dello smantellamento e bonifica degli impianti nucleari, i costi per noi e le future generazioni saranno ancora più elevati.

 

5. Il nucleare non è necessario

Entro il 2020 le fonti rinnovabili, insieme a misure di efficienza energetica, sono in grado di produrre quasi 150 miliardi di kilowattora, circa tre volte l'obiettivo di Enel sul nucleare, tagliando drasticamente le emissioni di CO2.

 

6. Il nucleare è una falsa soluzione per il clima

Il nucleare è una scelta inutile ai fini climatici, visto che le centrali saranno pronte certamente dopo il 2020 e invece bisogna ridurre oggi le emissioni di gas serra. Investire sul nucleare sottrae risorse alle fonti davvero pulite, efficienza energetica e rinnovabili.

 

7. Il nucleare non genera indipendenza energetica

Se il nucleare dovesse tornare in Italia, continueremo a importare petrolio per i trasporti e diventeremo dipendenti dall'estero per l'Uranio e per la tecnologia, visto che il nuovo reattore EPR è un brevetto francese. E, comunque, la Francia leader del nucleare ha consumi procapite di petrolio superiori a quelli italiani.

 

8. Il nucleare è una risorsa limitata

L'Uranio è una risorsa molto limitata destinata a esaurirsi in poche decine di anni. Nel caso venissero costruiti nuove centrali, l'esaurimento delle risorse di Uranio si accelererebbe.

 

9. Il nucleare non ha il sostegno dei cittadini

Gli italiani hanno detto NO al nucleare con un'importante scelta referendaria. Oggi i sondaggi di opinione rivelano che la maggior parte dei cittadini non vuole una centrale nucleare nella propria Regione.
 

10. Il nucleare: più è lontano e minori sono i rischi

Alcuni sostengono che il rischio nucleare c'è già, essendo l'Italia circondata da reattori. È una affermazione scorretta: anche se non è mai nullo, il rischio per le conseguenze di un incidente diminuisce maggiore è la distanza dalla centrale. Le Alpi, come si è visto nel caso di Cernobyl, sono una parziale barriera naturale per l'Italia.

 

Simona Falasca

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