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Potrebbero essere 10mila le vittime del terremoto in Nepal. Il bilancio rimarrà a lungo provvisorio ma secondo il primo ministro Sushil Koirala i morti potrebbero essere molti di più rispetto a quelli accertati finora.

Si sono intensificati gli sforzi per i soccorsi e le forniture di tende e medicine. “Il governo sta facendo tutto il possibile per le operazioni di salvataggio e di soccorso”, ha detto Koirala. “È una sfida, un momento molto difficile per il Nepal”.

Il terremoto potrebbe addirittura superare in termini di vittime quello più violento registrato nella regione himalayana dal 1934, che allora aveva causato 8.500 morti.

Anche l'Unità di Crisi della Farnesina prosegue l'attività di ricerca dei connazionali coinvolti nel sisma. Sulla base di testimonianze dei compagni di viaggio, sono 4 le vittime italiane accertate nella zona di Langtang, ancora difficilmente accessibile.

Quasi 2 milioni i bambini colpiti. Migliaia di bambini e famiglie stanno dormendo in strada e in accampamenti di fortuna a Kathmandu e nelle altre aree colpite dal grave sisma in Nepal, nonostante le fredde temperature notturne e le forti piogge, con alto rischio per adulti e bambini di ipotermia, come ha sottolineato per Save the Children.

In un momento delicato come questo, tante sono le necessità e tanti anche gli errori si commettono. Oltre agli aiuti umanitari, occorre anche personale qualificato. Ecco alcune regole pratiche, suggerite anche dal Guardian, per non ostacolare l'attività di aiuto.

  1. Meglio evitare di partire subito e da soli almeno per due settimane. Fa eccezione il fatto di essere un professionista qualificato con competenze utili da offrire. Anche in questo caso, per partire occorre contattare un'agenzia di soccorso internazionale che può inviare il personale laddove occorre maggiormente.

  2. Non donare oggetti o cibo a caso. È più difficile distribuirli in una zona disastrata e non sono quasi mai ciò che è effettivamente necessario. È più facile, e spesso a lungo andare più conveniente, sostenere le organizzazioni umanitarie. Queste ultime si occuperanno poi di acquistare beni e distribuirli in base alle esigenze.

  3. Effettuare donazioni. Più che il biglietto aereo o la vostra collezione di vecchie magliette, ciò che è più necessario in Nepal in questo momento è il denaro. Per questo le organizzazioni invitano a donare il più possibile tramite i canali già attivati dalle ong, che garantiscono trasparenza e permettono di scoprire a cosa sarà destinato il nostro aiuto in denaro andrà.

  4. A lungo termine, occorre pensare a una ricostruzione sostenibile. Se nei prossimi mesi si desidera contribuire agli sforzi di ricostruzione e allo sviluppo del paese, bisogna prendere in considerazione la sostenibilità. Tanti saranno i programmi per ricostruire le case distrutte. Il Nepal è un paese a rischio sismico, quindi gli edifici che resisteranno a un altro terremoto, non sono quelli realizzati a buon mercato o quelli realizzati dai volontari stranieri.

  5. E se si decide di andare a portare il proprio aiuto come volontario, gesto nobile, è bene sapere a cosa si va incontro prima di salire sull'aereo. Meglio aspettare un po' e riflettere attentamente sul modo in cui mettere a disposizione la propria persona e le proprie capacità. Il volontariato può avere un grande impatto se fatto consapevolmente. Ma non è facile o automaticamente benefico.

La disperazione dei superstiti si è tramutata in rabbia per la risposta lenta del governo alla crisi umanitaria in atto nel paese, con cibo, acqua e altri elementi essenziali che scarseggiano. Per questo, andare oggi seppure con le migliori intenzioni può non essere d'aiuto.

È accaduto lo stesso ad Haiti, colpita da un altro violento terremoto nel 2010. Il paese, in una condizione economica simile al Nepal, nonostante l'enorme afflusso di aiuti internazionali, a cinque anni dal disastro fatica a risollevarsi.

Francesca Mancuso

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