ombrina marevia

Sarà una vera e propria raffineria galleggiante in mezzo al mare e di recente ha ricevuto il parere positivo della Commissione Valutazione di Impatto Ambientale nazionale. Ombrina Mare torna a fare parlare di sé. Il progetto petrolifero prevede una nave (FPSO) lunga 350 metri e larga 30 che ha al proprio interno una raffineria. L'imbarcazione verrebbe ormeggiata di fronte alla Costa dei Trabocchi, a Chieti, per 24 anni.

A renderlo noto è stato il Forum Abruzzese dei Movimenti per l'acqua. Il sito del Ministero dell'Ambiente riporta la notizia spiegando però che si tratta solo del parere “positivo con prescrizioni. Ora è in preparazione il Decreto Ministeriale di compatibilità ambientale.

Il progetto di coltivazione del giacimento di idrocarburi Ombrina Mare nell'ambito della concessione di coltivazione d30 B.C.-MD, prevede la perforazione di 4-6 pozzi, la realizzazione di un serbatoio FPSO galleggiante per il trattamento e lo stoccaggio della produzione di olio, di una piattaforma OMB-A di produzione di gas ed olio, di una sealine per i trasferimenti tra la piattaforma OMB-A ed il serbatoio FSPO e di una sealine per il trasferimento del gas dalla piattaforma OMB-A alla piattaforma esistente Santo Stefano Mare 9spiega il Ministero.

Si avvicina, quindi, l'arrivo della piattaforma della Rockhopper per 24 anni con la sua mega-nave raffineria, davanti alla Costa Chietina, che teoricamente dovrebbe essere protetta dal parco nazionale istituito dal Parlamento nel lontano 2001 e che non è stato ancora perimetratolamenta il forum secondo cui bisognerà prima leggere il provvedimento: “Non si può che constatare che il Governo regionale e i deputati di maggioranza (che hanno votato lo Sblocca/Sporca Italia) non stanno ottenendo risultati concreti nella lotta contro la deriva petrolifera a fronte delle ripetute promesse e impegni presi sul territorio”.

ombrina raffineria 2

Anche le associazioni sono indignate per l'accaduto. Il WWF ha definito il progetto di Ombrina Mare, l’intervento più contestato che sia mai stato proposto in Abruzzo insieme al terzo traforo del Gran Sasso:

“È poi paradossale che un intervento del genere venga anche solo ipotizzato in un’area che è stata individuata come parco nazionale dal 2001. L’Abruzzo paga così i fortissimi ritardi nella perimetrazione del parco che solo ora, dopo 14 anni, sta arrivando a conclusione. Anche di questi ritardi qualcuno dovrà assumersi le responsabilità. In ogni caso la battaglia contro Ombrina Mare non può fermarsi ora e anzi dovrà andare avanti in maniera ancora più decisa in tutte le sedi possibili”.

Per Legambiente si tratta dell'ennesimo regalo alle lobby del petrolio:

Dagli studi presentati, si evince, infatti, l’assurdità del progetto: greggio di pessima qualità e di quantità trascurabili, sufficiente a coprire a fatica lo 0,2% del consumo annuale nazionale; gas in quantità insignificante e sufficiente a coprire appena lo 0,001% del consumo annuale nazionale, con una ricaduta locale (in termini di royalties) equivalente all’importo di mezza tazzina di caffè all’anno per ogni abruzzese. A guadagnare dall’operazione Ombrina Mare saranno pochi petrolieri, a discapito del territorio e delle comunità locali, sicuramente non il Paese”.

Se fino a ieri si temevano le attività petrolifere della Croazia nell'Adriatico, adesso la minaccia viene dall'interno. L'interesse per le trivelle sembra non avere fine.

Francesca Mancuso

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