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La storia si ripete. Assolti e prescritti i 19 imputati della vicenda della discarica di Bussi, in provincia di Pescara. A poco è servita la relazione shock dell'Istituto Superiore della Sanità, secondo cui la mega discarica abruzzese di Bussi sul Tirino abbia inquinato le falde acquifere che danno da bere a 700 mila cittadini.

Nel marzo 2007, a trovare le mega discarica furono gli agenti della forestale di Pescara. Poi partirono le indagini e vennero scoperti migliaia di metri cubi di sostanze tossiche interrate in un'area di circa 40 mila metri quadrati, nei pressi del polo chimico e a meno di 20 metri di distanza dalla sponda destra del fiume Pescara.

Cloroformio, tetracloruro di carbonio, esacloroetano, tricloroetilene, triclorobenzeni, metalli pesanti, gran bella sorpresa. Da allora, la discarica fu posta sotto sequestro e a seguito di altri accertamenti e altre discariche scoperte, furono emessi 33 avvisi di garanzia nei confronti degli allora vertici dell'Aca (Azienda Consortile Acquedottistica) di Pescara, dell'Ato (Ambito Territoriale Ottimale) e di ex amministratori della Montedison, che dagli anni 60' al 2001 si era occupata della gestione del polo chimico, acquisito nel 2002 dalla Solvay.

A febbraio 2009 era arrivata la richiesta di rinvio a giudizio per 27 persone. A fine 2009, partì il processo che si è concluso nel 2013 con 19 rinvii a giudizio per avvelenamento delle acque tra cui alcuni ex amministratori della Montedison. Si attendeva adesso la decisione della Corte d'Assise di Chieti, che ha optato per l'assoluzione.

Un 2014 che non si conclude di certo nel migliore dei modi sul fronte dei processi legati all'ambiente. Di recente anche il caso Eternit è tornato sotto gli occhi dei riflettori con la prescrizione della parte del processo sul reato ambientale come ha precisato anche il WWF, che segue il processo come persona offesa prima e parte civile dall'anno 2009: “La sentenza emanata oggi sulla discarica di Bussi, come è già avvenuto con l'esito del processo Eternit di poche settimane fa, è la dimostrazione che la via giudiziaria per la difesa dell’ambiente è fallimentare. È assolutamente necessaria una seria riforma della giustizia penale e l’approvazione dei delitti ambientali. Ancora una volta gli inquinatori sono stati assolti per prescrizione ed è stato violato il principio comunitario fondamentale comunitario di “chi inquina paga”. Questa sentenza è un vero e proprio schiaffo agli abruzzesi: quei territori sono stati pesantemente inquinati ed è stata messa in pericolo la salute delle popolazioni. Il fatto che l’inquinamento sia stato accertato, a prescindere da qualsiasi condanna da parte dei giudici, chi lo ha provocato deve essere costretto a bonificare quei territori”.

Ancora una volta un disastro ambientale finisce con un nulla di fatto - commentano Vittorio Cogliati Dezza, presidente nazionale di Legambiente e Giuseppe Di Marco, presidente di Legambiente Abruzzo - ma la nostra associazione, tra le parti civili al processo, continuerà la sua battaglia su Bussi. Così come continueremo ad impegnarci affinché venga fatta giustizia su molti altri disastri ambientali consumati in Italia. E per evitare che nuove Bussi e nuove Eternit si compiano sul territorio e nelle aule dei tribunali pretendiamo dal Senato una rapida approvazione del disegno di legge sui delitti ambientali nel codice penale, fermo da febbraio scorso nelle commissioni Ambiente e Giustizia del Senato”.

Prescrizione che con la legge sui reati ambientali del M5S non sarebbe sopraggiunta sottolinea il Movimento 5 Stelle: “È per questo che la legge, approvata alla Camera, è impantanata al Senato? - si chiedono i parlamentari – Al di là degli annunci del presidente Grasso infatti, non risulta calendarizzata nemmeno per gennaio. Un insulto per le migliaia di persone che vivono nei luoghi inquinati, i buchi neri d’Italia, e un lasciapassare assicurato per i potenti che sempre più spesso la stanno facendo franca nei tribunali di tutta Italia”.

Intanto, Legambiente ha promosso insieme a Libera e altre 25 associazioni di cittadini e di categoria, un appello sugli ecoreati rivolto al presidente del Senato Grasso.

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Francesca Mancuso

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