#COP20: nulla di fatto a Lima per il #clima. Ultima speranza Parigi

Lima BanKimoon

Lima, Perù. La COP20, la conferenza sui cambiamenti climatici, si è appena conclusa con nuove attese, nuove speranze ma poche certezze. Due settimane dense di incontri tra quasi 200 delegati, che hanno portato a casa solo le briciole: una colazione e un accordo su un testo di compromesso tra le richieste dei Paesi in via di sviluppo e industrializzati battezzato “Lima Call for Climate Action”.

Qui si tengono conto delle caratteristiche e delle difficoltà dei singoli Stati nell'affrontare la crisi climatica. Un accordo che rende ancora in salita la strada verso un'intesa globale, in vista di Parigi 2015.

Ultima chance, Parigi, dunque. Le principali economie del mondo hanno fatto sapere che pubblicheranno i propri piani d'azione sul clima all'inizio del prossimo anno, un accordo che potrebbe per la prima volta fare in modo che tutti i paesi possano impegnarsi a contenere le emissioni di gas a effetto serra. Prima di allora, il clima sarà ancora in bilico.

Anche la diplomazia europea dovrà affrontare una sfida senza precedenti dopo Lima e dovrà lavorare sulla costruzione di ponti tra i paesi in via di sviluppo e quelli sviluppati. I colloqui sul clima del Perù hanno lasciate aperte le questioni più difficili per Parigi, in particolare mitigazione dei cambiamenti climatici, l'adattamento e la finanza.

A Lima si poteva ottenere di più, ma volendo guardare alla parte del bicchiere mezzo pieno il nuovo accordo permette di continuare a lavorare sui binari tracciati verso Parigi” ha detto Veronica Caciagli, Presidente di Italian Climate Network. “In particolare ci sono stati alcuni segnali positivi di ascolto tra Paesi industrializzati e quelli in via di sviluppo”.

Le buone notizie finiscono qui. Mancano infatti da definire numerosi e importanti punti. come la natura legalmente vincolante del nuovo accordo post Kyoto. Un'altra delle questioni più controverse, quella dei finanziamenti per il clima attraverso il Fondo, rimarrà in sospeso anche per il 2015. Anche se è chiaro che i paesi sviluppati possono agire su base volontaria, quelli in via di sviluppo paesi vogliono impegni finanziari superiori prima di attuare le misure necessarie per ridurre le loro emissioni. “Dovremo continuare a lavorare da domani mattina. Si tratta di una sfida senza precedenti per la diplomazia europea. Abbiamo due passi cruciali in mezzo, con le riunioni di marzo e giugno dell'UNFCCC. Non possiamo permetterci di lasciare tutte le questioni aperte a Parigi, o sarà molto difficile da superare” ha detto Giovanni La Via della delegazione europea.

Le prossime sessioni intermedie dei negoziati di Ginevra a febbraio e Bonn a giugno tracceranno insieme al Climate Summit di settembre il quadro verso Parigi: l'ambizione e la lungimiranza anche nei confronti delle future generazioni saranno elementi prioritari che dovranno essere presi in considerazione all'interno del nuovo accordo globale e a cui Italian Climate Network non farà mancare attenzione e sensibilizzazione in vista dell'importante traguardo di Parigi” spiega ICN.

A spingere l’accordo è stata la consapevolezza dell'escalation in atto nel surriscaldamento del pianeta con il 2014 che è stato nei primi dieci mesi l’anno più caldo di sempre a livello mondiale con la temperatura media registrata sulla superficie della terra e degli oceani dell’anno, addirittura superiore di 0,68 gradi celsius rispetto alla media del ventesimo secolo” ha detto Coldiretti sulla base delle rilevazioni Noaa. “Un andamento che evidenzia una accelerazione nel surriscaldamento globale con una escalation di primati negli ultimi anni che giustifica l’impegno per un accordo. sull'emissione di gas ad effetto serra”.

L’intesa raggiunta stanotte a Lima rappresenta un importante passo avanti verso Parigi ed e’ un segnale forte che giunge dalla comunità internazionaleha detto il ministro Gian Luca Galletti, esprimendo soddisfazione per gli esiti della conferenza Onu sui cambiamenti climatici Cop 20 di Lima. “È stato tracciato - ha detto Galletti - un percorso convincente per giungere, fra un anno, a quell’intesa globale che non puo’ più essere rinviata”.

Basta parole, adesso occorrono i fatti.

Francesca Mancuso

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