frutto palma

Domani in occasione della Giornata Mondiale dell'Alimentazione il WWF punterà di nuovi i piedi sul problema di carattere ormai mondiale della produzione di olio di palma. E lo fa con un'intensa campagna 'virale' globale sui Social media per rendere consapevoli i consumatori dei danni prodotti dalle coltivazioni intensive di palma da olio e invitandoli ad informarsi e scegliere prodotti 'oil-free'.

Circa l'80% di tutto l'olio di palma prodotto viene utilizzato nell'industria alimentare.
Nella vita quotidiana non ci facciamo molto caso, annebbiati anche da una pubblicità ingannevole che tramuta la peggiore schifezza in un prodotto salutare e dalla poca trasparenza delle etichette informative. Infatti non sempre la dicitura "olio di palma" compare sulle liste di ingredienti di un certo alimento confezionato e men che meno ne siamo consapevoli in uno fresco. Se la sua presenza non viene occultata del tutto, viene comunque sostituita con le diciture "grasso non idrogenato, grasso vegetale, olio vegetale".

E lo troviamo praticamente dappertutto. È anche presente in moltissimi prodotti biologici, per vegani o per intolleranti al lattosio, in quanto permette di sostituire determinati alimenti e garantisce maggiore conservazione.

È quasi impossibile evitarlo visto il suo ampio uso, che non accenna purtroppo a diminuire ma anzi sarà destinato ad aumentare visto le prospettive demografiche che ci attendono.

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Almeno l' Europa però ha deciso di fornire gli strumenti per poter scegliere con maggiore consapevolezza. Infatti da dicembre di quest'anno la normativa europea (Regolamento (UE) n.1169/2011) obbligherà l'indicazione in etichetta di tutti i singoli oli presenti nell'alimento. Una buona notizia per i consumatori e per l'ambiente che finalmente avranno etichette trasparenti.

foreste olio palma 2

Ciò che lega la nostra golosità alla deforestazione e all'estinzione di preziose specie animali è, tra le altre, proprio l'olio di palma.

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Basti pensare che l'Indonesia tra il 2000 e il 2013 ha più che triplicato l'estensione delle coltivazioni di palma da olio, continuando a devastare il secondo patrimonio di foreste tropicali del pianeta. Crescono inoltre i piccoli produttori, le piccole piantagioni che arrivano ad interessare anche le aree protette, ad erodere gli ultimi rifugi per elefanti e tigri, distruggendo gli ultimi corridoi ecologici e la possibilità di interscambio tra le varie popolazioni animali destinandole ad un processo di estinzione più rapido.

produttori palma

Praticamente è l'unico grasso che fa "dimagrire". Ma solo le foreste e la fauna, disgraziatamente.

"Se ciascun consumatore avesse la possibilità di attraversare gli scenari desolanti delle foreste che bruciano per far posto alle coltivazioni di olio di palma, se ciascuno di noi affrontasse un viaggio tra i fumi degli incendi che tagliano il respiro e avvolgono perennemente quello che rimane delle foreste del Borneo o di Sumatra, rimarrebbe talmente scioccato da non voler più consumar olio di palma responsabile di tanta distruzione. In attesa che l'industria alimentare faccia la sua parte, riducendo il più possibile il contenuto di olio di palma dei suoi prodotti, sta a noi consumatori scegliere consapevolmente.- ha dichiarato Isabella Pratesi, Responsabile del programma di Conservazione Internazionale del WWF Italia".

"La responsabilizzazione deve riguardare tutta la filiera produttiva, dai produttori, ai distributori, ai consumatori finali, a noi tutti. – dichiara Gianfranco Bologna, direttore scientifico del WWF Italia - Fondamentale è il ruolo del settore privato nella fase di acquisto delle materie prime per contribuire alla riduzione degli impatti ambientali e all'arresto dei processi di deforestazione in corso. In quest'ottica, WWF chiede con forza alle aziende utilizzatrici di olio di palma di agire con responsabilità impegnandosi a raggiungere entro il 2015 il 100% di approvvigionamento di olio di palma certificato secondo i criteri della Roundtable on Sustainable Palm Oil (RSPO), quale primo importante passo verso una maggiore sostenibilità del mercato".

E visti i tanti dubbi che circondano questa certificazione forse il consiglio rimane quello di evitare proprio di consumarlo.

Cristiana Priore

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