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Il Salento non demorde. Melendugno proprio non ci sta a cedere il passo alla Tap e in questi giorni in cui sono iniziati i carotaggi entroterra lungo la via designata per il gasdotto, manda i suoi vigili urbani a sospendere i lavori considerati come "scavi abusivi".

Immediata reazione della società Trans Adriatic Pipeline che afferma come le documentazioni in suo possesso siano regolari.
I salentini non la vogliono proprio la Tap, men che meno un'opera che sembra essere stata imposta con la prepotenza dal presidente Renzi e il Ministro Galletti che hanno deciso che la "Tap si farà. Punto".

Il Gasdotto Trans-Adriatico (conosciuto con l'acronimo inglese di TAP, Trans-Adriatic Pipeline) è un progetto volto alla costruzione di un nuovo gasdotto che connetterà Italia e Grecia attraverso l'Albania, permettendo l'afflusso di gas naturale proveniente dalla zona del Caucaso, del Mar Caspio e del Medio Oriente.

Nonostante la disponibilità offerta dal governo ai sindaci pugliesi di proporre un sito alternativo e di meno pregio, non è stato trovato perché proprio nessuno dei comuni adriatici, compreso il sindaco di Brindisi (che era stato vagliato come possibile soluzione B) ne vogliono sapere di ospitare il gasdotto.

Melendugno è un comune che vanta nel suo territorio delle marine di altissimo pregio, molto apprezzate turisticamente e che conservano ancora un aspetto ruvido, selvaggio e culturale importante per gli abitanti. Non vuole arrendersi all'idea che una multinazionale deturpi una terra così ricca di natura e dal paesaggio inconfondibile. Allora sfodera le armi con le quali noi italiani non abbiamo eguali: la burocrazia, il rimpallo di competenze e responsabilità e la lenta giustizia.

Quando martedì mattina scorso e sono iniziate le trivellazioni per i sondaggi geotecnici tra gli ulivi secolari del Salento, il Comune ha mandato vigili urbani a bloccarli con l'accusa (o la scusa?) di non aver provveduto a comunicare al Comune l'inizio di avvio dei lavori. Anche il Sindaco di Melendugno ha definito questi scavi "non autorizzati, quindi abusivi" e ha chiesto il supporto dei concittadini affinché denunciassero o segnalassero qualsiasi tentativo di scavo sul territorio. Anche i Comitati No Tap sono all'opera per dare del filo da torcere alla multinazionale a suon di avvocati e montagne di carte. Se non riescono a fermarli quanto meno possono provare a intralciare a forza di ritardi i lavori.

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Non si fermerà qui la battaglia in quanto è impensabile che una multinazionale si faccia spaventare dalle opinioni della gente, oltretutto la TAP ha già annunciato che impugnerà "in tempi brevissimi nelle sedi giurisdizionali competenti" l'ordinanza, alla quale comunque per ora adempirà anche se è "certa della legittimità e correttezza del proprio operato sulla base degli atti e delle autorizzazioni già ottenute e contando di aprire i cantieri nei primi mesi del 2016". A rincarare la dose, anche il sottosegretario allo Sviluppo, Claudio De Vincenti che lunedì, ha detto che non si valuteranno siti alternativi a Melendugno, perché "quel punto non ha impatto ambientale e consentirà di realizzare l'opera" ha detto.

Insomma non ci sono santi. A San Foca è stato deciso e a San Foca si farà.

Nelle prossime settimane con molta probabilità riprenderanno i sondaggi geotecnici.
La paura è che come sulle montagne della ValSusa si è imposto il TAV, anche qui in Salento si agirà di prepotenza sulle volontà dei cittadini. In ogni caso, è lodevole il coraggio dei salentini che non smettono di rivendicare più rispetto per la loro terra.

Cristiana Priore

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