ilva scopa

Polvere nera che si raccoglie con una calamita. È quella che invade ogni giorno i balconi del quartiere Tamburi a Taranto. Come quello di Carmelo Attolino, che ha realizzato un video, in cui, con scopa e paletta alla mano, mostra un'istantanea emblematica: quella di una città ancora succube dell'inquinamento industriale e soffocata dai fumi di una fabbrica della morte, l'Ilva.

Sono questi, infatti, i veleni che ogni giorno si respirano nella città pugliese, dove l'incidenza dei tumori è del +54% e la mortalità infantile è del +21% rispetto alla media regionale. Si tratterebbe, spiegano I Verdi di Taranto, del minerale che è la materia prima della lavorazione dell'Ilva.

"C'era la tramontana che la scaricava sui Tamburi, sul Borgo e sulla città vecchia, nonostante l'attivazione automatica dei fog cannon che bagnano i cumuli nei siti di stoccaggio all'aperto (parchi minerali)", si legge in un post.

Così gli abitanti sono costretti a pulire due, tre volte al giorno balconi, finestre e terrazze dal minerale che viene dall'acciaieria, e che si raccoglie con la calamità. Una situazione inaccettabile, oltre che illegale, come denuncia Angelo Bonelli. Una vergogna.

È anche per questo, continua Bonelli, che la proposta del commissario Ilva di Piero Gnudi e del ministro Federica Guidi che in queste ore stanno facendo presso il ministero dello sviluppo economico, ovvero quella di dividere l'Ilva in due società, la bad company e la new company, "è una sentenza di condanna per Taranto".

I debiti, il personale, il contenzioso ambientale e l'avvio delle bonifiche, secondo la proposta Gnudi, sarà messo nella bad company mentre tutto il resto sarà acquistato probabilmente dalla società indiana.

"Mai si era giunti ad un livello di arroganza e di noncuranza del futuro e della vita dei tarantini compresi i lavoratori del'Ilva. La proposta che il governo si accinge a fare porterà a non realizzare alcun risanamento ambientale, nessuna bonifica ma solo a levarsi nel peggiore dei modi la patata bollente dell'Ilva dalle mani. Il drammatico problema è, che a respirare i veleni di Taranto, non sarà né il commissario Gnudi né il ministro Guidi ma sarà chi ci vive", tuona il capo dei Verdi.

Intanto la città e gli abitanti cercano di resistere. Come Vincenzo Fornaro, allevatore di Taranto a cui sono state abbattute quasi 1.000 capi di bestiame perché contaminati dalla diossina dell'Ilva, che ha effettuato il suo prima raccolto di canapa. Un progetto economico e di risanamento ambientale realizzato senza l'aiuto di nessuna istituzione, solo con le sue forze. Per chiedere una Taranto libera dalla diossina e dai veleni.
Roberta Ragni
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