centrale_a_carboneUna nuova centrale a carbone a Saline Joniche in Calabria. Impossibile, direte, ma se a Copenhagen i grandi, tra cui l'Italia, stanno discutendo come abbattere le emissioni di gas serra? Eppure se ne parla nelle sale del potere.

Proprio ieri, infatti, mentre in Danimarca l'Italia si poneva in prima fila nella lotta alle emissioni, a Roma si è riunita la plenaria della Commissione per la Valutazione di Impatto Ambientale del Ministero dell'Ambiente. Indovinate un pò il tema dell'incontro? La realizzazione di una immensa centrale a carbone da 1320 megawatt da installare a Saline Joniche. La decisione, tuttavia, è stata rinviata al 20 gennaio prossimo per "problemi procedurali".

Legambiente parla già di "autogol commesso dal governo". Bisogna invertire la rotta" ha detto Edoardo Zanchini, responsabile energia e clima di Legambiente. E aggiunge: "Occorre una svolta a trecentosessanta gradi nelle politiche energetiche e climatiche. Quale può essere la credibilità di un Paese che a Copenaghen recita la parte di chi vuole un impegno globale nella riduzione dei gas serra e nello stesso giorno a Roma prende decisioni che hanno un così devastante impatto sul futuro del clima?".


Il progetto per la centrale di Saline Joniche, comunque, non è l'unico. Nell'ultimo anno, sono stati approvati altri tre progetti simili nelle seguenti località: Vado Ligure, Fiume Santo e Porto Tolle. Per non parlare di Civitavecchia. Il prossimo anno, infatti, nella cittadina laziale entrerà a pieno regime la centrale a carbone. Ma per non allontanarci dal suolo calabrese, ricordiamo che è già in cantiere un altro progetto affine a Rossano Calabro.

Sarà per questo, forse, che proprio ieri, a meno di 12 ore dalla conclusione del vertice di Copenhagen, l'Italia si è opposta alla decisione europea di migliorare l'impegno unilaterale di riduzione delle emissioni di gas serra dal 20% al 30% nel 2020 come proposto da Regno Unito, Germania, Francia per sbloccare i negoziati e come sarebbe oppurtuno fare secondo le indicazioni della scienza.

"L’Italia non è meno esposta degli altri Paesi al disastro climatico, anzi "- spiega da Copenhagen Alessandro Giannì, Direttore delle Campagne di Greenpeace. Tutti gli indicatori confermano che il nostro Paese è già colpito da siccità, incendi, riduzione della diversità biologica e impatti costieri. Abbiamo un Governo folle, non all’altezza delle sfide che ci attendono".

Invece di puntare sulla green economy e sulle energie rinnovabili, dunque, l'Italia continua ad investire sul carbone, e su un sistema, quello dello stoccaggio della CO2 che al momento non garantisce le riduzioni di gas serra che occorrerebbe adottare per combattere realmente il problema di cambiamenti climatici.

Francesca Mancuso


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