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Entro il 20 luglio la Costa Concordia farà il proprio ultimo viaggio. Arriverà a Genova, dove l'enorme rifiuto che per due anni e mezzo ha stazionato di fronte all'Isola del Giglio verrà finalmente smantellato. Spostare il relitto per chilometri verso il punto di demolizione ligure sarà un'operazione sicura per l'ambiente?

Prima dell'approvazione da parte del Governo sulla manovra sono sorte accese discussioni sulla destinazione della Concordia, tanto che in Italia sono stati preparati due punti di demolizione, a Genova e a Piombino. La Concordia, insomma, ha rappresentato un relitto conteso nell'ultimo periodo. Ora che la destinazione è certa, si dovrà garantire la massima sicurezza durante il trasporto.

I timori maggiori riguardano lo sversamento nelle acque marine di liquidi pericolosi ancora presenti all'interno della Concordia. Il viaggio verso Genova, lungo cui la Concordia verrà traghettata, durerà per 5 giorni e percorrerà una distanza di 370 chilometri.

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È proprio un viaggio in mare aperto così lungo, con condizioni climatiche incerte giorno dopo giorno, a destare preoccupazioni. Ancora più importante, la rotta della Concordia verso Genova attraverserà il Santuario dei Cetacei, una risorsa inestimabile dal punto di vista della protezione degli animali marini e un patrimonio naturale da tutelare.

Greenpeace è intervenuta per porre l'accento sui possibili rischi ambientali legati allo spostamento e allo smaltimento della Concordia. Nelle ultime ore ha affiancato il relitto con la propria nave simbolo, la Rainbow Warrior, su cui sono comparsi dei messaggi inequivocabili: "Un altro disastro, quanto ci Costa?" e "In mare aperto per 5 giorni?".

Greenpeace non ha mai fatto il tifo per la scelta di una città rispetto ad un'altra per quanto riguarda la destinazione di demolizione della Concordia, ma solo per il Giglio e per lo splendido mare del Santuario dei Cetacei per il quale fa campagna da anni. L'associazione ambientalista ricorda che lo smaltimento delle navi è bene che avvenga il più vicino possibile al luogo in cui si trovano per minimizzare i rischi ambientali, soprattutto quando hanno subito gravi danni.

"Non sappiamo cosa accadrebbe se, com'è già successo, durante il traino si dovesse staccare un altro cassone. Non conosciamo previsioni meteo davvero affidabili a cinque giorni (tanto, e forse più, ci vorrà per portare la Concordia a Genova) e non abbiamo certezze su come verranno limitati i rischi di rilascio dei liquidi pericolosi o contaminati che sono dentro il relitto. Infine, non sappiamo con quali garanzie avverrà a Genova la rottamazione della Concordia che deve rispettare le norme comunitarie" - ha dichiarato Alessandro Giannì, direttore delle campagne di Greenpeace Italia.

L'Italia si è dotata di ben due punti di smaltimento delle navi non molto distanti tra loro pur sapendo che, come ricorda Greenpeace, il Regolamento UE 1257/2013 di fatto consente agli armatori europei di vendere le navi che possono quindi cambiare bandiera ed essere smantellate fuori dei confini comunitari. Costa/Carnival lo ha già fatto con la Costa Allegra - incendiatasi poche settimane dopo la Concordia - che è stata venduta a un intermediario, ha cambiato nome in Santa Cruise e bandiera (Sierra Leone) ed è stata rottamata ad Alyaga, in Turchia.

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Ora la speranza è che il Governo, che ha deciso per il trasferimento e lo smaltimento a Genova, mantenga le promesse di massimo controllo delle operazioni, per evitare qualsiasi rischio legato all'ambiente, a partire dallo sversamento di sostanze indesiderate nelle acque dei nostri mari e dalla possibilità che parti del relitto si distacchino durante il trasporto.

Marta Albè

Fonte foto: greenpeace.org

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