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#sbloccafuturo: Legambiente parte da qui, da un dossier, e da un elenco di 101 opere incompiute. Tutte, una a una, vogliono rispondere alla sfida lanciata dal premier Matteo Renzi in vista del decreto Sblocca Italia annunciato per fine luglio.

Un viaggio, quello che propone l'Associazione, che va dai trasporti inefficienti alle bonifiche mai effettuate, dalla messa in sicurezza del territorio agli impianti di gestione dei rifiuti, fino ai depuratori. Storie di 101 lavori incompiuti, di 101 opere che, chissà, forse sarebbero state utili a noi e alla nostra economia, 101 procedimenti fermi da anni, per ritardi o per inconcludenze.

Con il dossier #sbloccafuturo Legambiente ha così individuato un primo blocco di 101 cantieri che ancora non hanno visto la luce per diverse responsabilità.

"Se vogliamo un Paese sicuro, dinamico, moderno, le opere da sbloccare devono essere coerenti con questa idea di Paese, non basta fare 'tana libera tutti' contro i lacci e lacciuoli che imbriglierebbero il sistema. Perché alcuni di quei lacci hanno salvato l'Italia da ulteriori e più gravi disastridichiara Vittorio Cogliati Dezza, presidente nazionale di Legambiente-. Si deve semplificare ma serve un sistema di controlli efficace, consolidato e di pari prestazioni su tutto il territorio. Bisogna assumersi la responsabilità di selezionare e scegliere quali siano i vincoli necessari e le semplificazioni utili a rilanciare il Paese, a fermarne il declino, a ricostruire un'Italia capace di futuro".

I DRAMMI – Le opere individuate da Legambiente sono molto diverse tra loro, sia per impegno finanziario che per consistenza dell'intervento. L'apice della drammaticità lo tocca la situazione de L'Aquila e degli altri 56 Comuni colpiti dal terremoto del 2009, dove il finanziamento di centinaia di progetti, già approvati e pari circa ad 1 miliardo di euro, è bloccato dal patto di stabilità europeo.

sbloccafuturo

I PARADOSSI – L' oscar del paradosso, secondo il dossier di Legambiente, se lo aggiudicano a pari merito il progetto dell'idrovia Padova-Venezia, avviato nel lontano 1963, e l'abbattimento dell'albergo sulla scogliera di Alimuri, a Vico Equense, la cui procedura di abbattimento è partita anch'essa nel 1963. Mentre il premio per la follia più contraddittoria spetta a due progetti siciliani, due impianti di compostaggio a Ragusa e Vittoria bloccati l'uno dalla mancanza di personale per farlo funzionare e l'altro dalla mancanza della cabina elettrica, proprio in una delle regioni maggiormente martoriate dalla disoccupazione e che ha ancora la quota di raccolta differenziata più bassa d'Italia.

IL PATTO DI STABILITA' – È quello che blocca opere di ogni tipo e di differenti livelli di impegno tecnico e finanziario, dalla bonifica dall'eternit di Casale Monferrato alla ristrutturazione della ferrovia Circumvesuviana, al risanamento della galleria cittadina Montebello–piazza Foraggi a Trieste. E poi ci sono esempi in cui mancano risorse finanziarie, come nel caso della linea ferroviaria Torino-Cuneo-Ventimiglia-Nizza o della chiusura dell'anello ferroviario di Roma. Ci sono casi in cui le risorse vengono spostate da un progetto all'altro, come a Torino, dove i fondi stanziati per migliorare il sistema ferroviario metropolitano sono stati spostati sulla linea 1 della metropolitana.

Passando, poi, dalle inadempienze della pubblica amministrazione all'inerzia degli enti locali che dovrebbero progettare, coordinarsi, impegnare i fondi, alla guerra delle competenze e al gioco dei rimpalli, non mancano tristi casi in cui le opere sono bloccate dalla mancanza delle autorizzazioni ministeriali, come per la bonifica di Porto Torres (Ministero dell'Ambiente). Infine c'è il grande blocco provocato dai contenziosi infiniti tra ditte e pubblica amministrazione, dove a farne le spese sono i cittadini o l'ambiente e quello delle opere bloccate dall'intervento della magistratura, come a Bagnoli, o dalle Soprintendenze. E qui, secondo Legambiente, l'oscar dell'incongruenza lo vince l'impianto eolico off-shore di Termoli previsto a 6 km dalla costa e bloccato da veti e ricorsi di soprintendenza, comuni e regione, contro un impianto che solo con un buon binocolo sarebbe possibile apprezzare dalla costa.

"Da questo racconto dell'Italia contemporanea, ma non moderna, emerge una vera e propria giungla di veti incrociati, di inadempienze, rimpalli e contenziosi, di pessima progettazione, che davvero mette la questione delle risorse all'ultimo posto della graduatoria degli impedimentisottolinea il presidente di Legambiente Vittorio Cogliati Dezza. Eppure questa macchina così efficace nel perseguire l'obiettivo del 'blocco ad oltranza' non è riuscita a risparmiare al Paese le assurdità del Mose o delle grandi navi nella Laguna di Venezia, del moltiplicarsi delle centrali a carbone o di autostrade inutili. Le fallimentari esperienze della legge sblocca centrali e della legge obiettivo hanno dimostrato che non servono leggi liberatutti".

NEW DEAL – Quello che auspica Cogliati Dezza è un vero "new deal italiano" che rilanci il Paese nella competizione internazionale e faciia recuperare il tempo perduto sul piano della ricerca, dell'innovazione, delle politiche industriali che producano lavoro qualificato.

"Insomma – conclude Cogliati Dezza –, perché Sblocca Italia diventi davvero #sbloccafuturo occorre che gli interventi normativi, le semplificazioni, gli standard di prestazione rispondano ad un chiaro disegno di trasformazione del paese nella direzione dello sviluppo di un'economia circolare e low carbon".

Con la presentazione delle prime 101 opere #sbloccafuturo, Legambiente propone una riflessione ed apre un tavolo di lavoro. Se avete in mente altri ostacoli che in Italia bloccano le opere utili, segnalateli a Legambiente affinché si dica al Governo Renzi cosa davvero serve al Paese.

Il dossier integrale è scaricabile a questo indirizzo.

Germana Carillo

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