È arrivato il momento che "anche l'Europa viva la rivoluzione dello Shale Gas che è all'origine dell'abbassamento dei costi degli Stati Uniti". Lo diceva lo scorso 6 novembre 2013 l'ex Amministratore delegato di ENI Paolo Scaroni ai microfoni di Radio 1.

Per questo il Governo italiano deve dire se, quando e dove, è stato autorizzato ed eseguito il fracking in Italia. Lo chiede il Movimento 5 Stelle dopo le pubbliche lodi fatte da ENI nei confronti dello shale gas. E si torna a parlare di estrazioni e terremoti.

"Desta perplessità che l’Eni, società di fatto controllata dallo Stato, abbia preso pubblicamente posizione a favore dello shale gas, tecnica che suscita molti dubbi nella comunità scientifica ed economica e che non è contemplata nella Sen, la Strategia energetica nazionale", con queste parole i deputati pentastellati che siedono in Commissione Attività produttive lanciano l'ennesimo allarme sul fracking per la ricerca dello shale gas anche in Italia. Allarme che, tra le altre cose, ha portato i 5 stelle a presentare una interrogazione parlamentare ai due ministri interessati dalla questione: Ambiente e Sviluppo economico.

Va detto, però, che fino a oggi tutti i ministri di tutti i Governi italiani hanno spapientemente evitato di rispondere nel dettaglio a domande sul fracking e argomenti vicini. I deputati a 5 stelle citano uno studio della Commissione UE sui rischi di contaminazione delle acque superficiali e profonde legati alla frantumazione del sottosuolo con gli agenti chimici, cioè al fracking, "Senza dimenticare un eccessivo consumo del suolo e disturbo alla biodiversità".

Ma la ciccia dell'interrogazione parlamentare è un'altra: il rapporto tra fracking (ed estrazioni petrolifere e gasifere in generale) e i terremoti: "Circa due mesi fa la rivista americana ‘Science’ ha scritto in riferimento ai due terremoti del maggio 2012 in Romagna e ha adombrato una causa legata all’attività umana, rifacendosi alle conclusioni di una Commissione internazionale di studio formata ad hoc".

Ma, alla fine della fiera, in Italia il fracking si fa oppure no? Secondo i 5 stelle è assai probabile: "sembra che la stessa Eni, secondo uno studio pubblicato nel 2013 da alcuni ricercatori del Cane a sei zampe, abbia ‘rivitalizzato’ il giacimento di Roseto-Montestillo a Lucera, nel foggiano, tramite fratturazione idraulica. E ciò malgrado nei documenti presenti sul sito del Ministero dello sviluppo economico riferiti a tale concessione (‘Tertiveri’) non vi siano riferimenti a tale operazione, condotta peraltro in una zona ad alto rischio sismico".

Il problema è quel "sembra": in Italia, come nel resto d'Europa e in USA, non è per nulla facile sapere quali tecniche utilizzino le compagnie petrolifere nelle singole aree perforate. Per questo i 5 stelle chiedono "se vi sia l'obbligo da parte delle società concessionarie dei diritti di perforazione di indicare la volontà da parte delle stesse di praticare o meno sui pozzi di loro competenza il fracking". A questa domanda ci permettiamo di rispondere noi: no, non c'è alcun obbligo in Italia, in Europa e men che meno in America.

E, a dirla tutta, invece di fare interrogazioni su cosa facciano le compagnie mentre trivellano (alle quali non si può rispondere nel dettaglio senza violare il segreto commerciale, tutelato dalla attuale legge italiana ed europea sulle trivellazioni petrolifere), sarebbe anche il caso di concentrarsi proprio sulle leggi che regolano la comunicazione tra società petrolifere e cittadinanza: ora i 5 stelle hanno anche una discreta pattuglia di eurodeputati, possono iniziare a preparare le carte se veramente vogliono cambiare le cose...

Peppe Croce

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