Tensione a Copenaghen dopo la bozza di accordo trapelata ieri sera. Tale bozza, redatta dalla presidenza danese al verice, avrebbe dovuto stabilire che al 2050, i diritti di emissione pro-capite fossero stati doppi per i Paesi industrializzati rispetto a quelli in via di Sviluppo.

Una vera e propria inversione di tendenza rispetto al tentativo di cooperazione e di sostegno delle nazioni sottosviluppate, che costituisce uno dei punti fondamentali di un potenziale accordo tra gli stati del mondo: secondo quanto detto fino ad ora, i Paesi sviluppati, inquinando di più, dovrebbero assumersi un maggiore impegno. Riuniti già da 3 giorni a Copenhagen, i negoziatori stanno cercando di placare gli animi. Yvo de Boer, Alto responsabile dell'Onu sulle questioni del riscaldamento climatico, e la Danimarca hanno sottolineato il fatto che si trattasse solo di un testo informale, volto semplicemente a sondare l'opinione delle parti in causa. Una vera e propria

"Dobbiamo mantenere la rotta, abbiamo bisogno di un risultato giuridicamente vincolante dal contenuto forte che salvaguardi il pianeta e protegga le persone più vulnerabili'', ha detto Dessima Williams, che rappresenta l'Associazione dei piccoli Stati insulari (AOSIS), gravemente minacciati dal cambiamento climatico.

Intanto questa mattina davanti all'entrata della Cop15 vi erano tre gruppi di dimostranti. Da una parte gli attivisti di Actionaid Copenaghen, tutti vestiti di rosso con il cappello nero, allineati come se fossero un coro, recanti un grande manifesto: "I Paesi ricchi paghino il loro debito". Dall'altra un gruppo formato da attivisti di Paesi in via di sviluppo, tra cui Africa e Sudamerica, che sostenevano una "giustizia climatica" e infine un grande manifesto contenente alcune storie di chi aveva vissuto sulla propria pelle i disastri climatici.

Anche a Roma si è manifestato. Sul Colosseo alcuni attivisti di Greenpeace hanno esposto un mega-striscione di 300 mq per incitare i rappresentanti Ue a cambiare la storia. Intanto giunge da Bruxelles la notizia che l'Unione europea è disposta a concedere aiuti immediati ai Paesi in via di sviluppo per fronteggiare i mutamenti climatici. Proprio per quetso movito, durante il vertice di domani i capi di Stato e di governo dell'Ue si accorderanno per destinare due miliardi all'anno dal 2010 al 2012 a questi paesi.

Francesca Mancuso

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