shale gas terremoti

Le nuove tecnologie di estrazione di gas e petrolio sono davvero percorribili, come alcuni credono? Quali rischi si corrono con il fracking? Per rispondere Report ha fatto un viaggio tra gli stati di New York, Pennsylvania e Texas, andando a visitare i luoghi dove si sta praticando l'estrazione dello shale gas, attraverso la frantumazione del sottosuolo con pressioni e solventi chimici. Una tecnica che consente di estrarre il gas e il petrolio intrappolati tra le rocce.

Le conseguenze? Terribili! A partire da quelle per gli abitanti, che dai loro rubinetti vedono uscire acqua puzzolente che s'incendia a causa del metano penetrato nella falda acquifera a seguito delle frantumazioni. Per questo in Texas la Aruba Petroleum è stata condannata a pagare 3 milioni di dollari per i danni causati alla salute.

È questo il futuro che ci aspetta? Il fracking sta prendendo sempre di più piede, e ora rischia di attecchire anche in Europa. Italia compresa. Qualcuno, infatti, vorrebbe estrarre shale gas nel bel mezzo della Pianura Padana, dove, secondo la compagnia petrolifera Exoma, ci sarebbero ben 28 trilioni di piedi di metano, sufficienti a coprire 10 anni di consumi nazionali. L'Italia intera, invece, possiederebbe 73 mila milioni di barili di petrolio da scisto.

Ma lo stoccaggio di idrocarburi nelle zone altamente sismiche e' ancora praticabile alla luce delle nuove scoperte sulla relazione tra estrazione e iniezione di fluidi nel sottosuolo e sismicità? E cosa sa la nostra classe dirigente di questi temi? Quello che è certo, almeno per ora, è che il nostro ministero dello Sviluppo economico certifica che non ci sia alcuna possibile correlazione tra fenomeni sismici e stoccaggio sotto suolo. Il contrario, invece, lo dice il ministero dell'Ambiente. (Per guardare il video clicca qui).

FederPetroli Italia non ci sta e definisce disinformativa, denigratoria e di puro terrorismo mediatico la puntata. "Non ci stiamo ad essere criminalizzati. Ci dissociamo e prendiamo le distanze ". Sono le parole del Presidente della FederPetroli Italia, Michele Marsiglia, secondo cui le informazioni fonite sarebbero non corrette. Anzi, destabilizzerebbero soltanto la pubblica opinione "in merito allo sviluppo energetico in Europa ed in particolar modo in Italia".

Le tecniche di Fracking citate, assicura FederPetroli, non sono adoperate nei giacimenti italiani: "ad oggi in Italia abbiamo pozzi che sono stati già perforati e pronti e, si attende solo l'autorizzazione per immettere il gas nella rete nazionale. Siamo sconcertati che per il Servizio televisivo non siamo stati minimamente interpellati e, come noi, altri attori petroliferi presenti sul territorio italiano.

FederPetroli non menziona, nella sua nota, il legame con i terremoti. I molti spergiurano che sia tutto sicuro. Ma quando il 20 e 29 maggio 2012 in Emilia Romagna due terremoti di magnitudo 5.9 e 5.8 della scala Richter provocano 47 vittime e danni valutati per oltre 13 miliardi di euro, il sospetto che a causare il sisma sia stata una attività umana, comincia a diventare concreto. Perché l'11 dicembre 2012, sette mesi dopo, viene istituita una commissione internazionale che studi il caso.

Per più di un anno silenzio completo fino a quando l'11 aprile 2014 la rivista americana "Science" pubblica un articolo intitolato "l'attività umana può aver innescato il disastroso terremoto italiano". L'articolo è basato su una fuga di notizie legata al rapporto della commissione che giaceva in Regione da quasi 2 mesi.

La commissione internazionale ha stabilito che non si può confermare ma nemmeno escludere che estrarre e iniettare fluidi abbia scatenato terremoti in Emilia Romagna. Nel dubbio si va avanti a estrarre. I problemi ambientali e per la salute saranno risolti dopo.

Per vedere tutta la puntata clicca qui

Roberta Ragni

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