non aereoporto

Abbattere 45 ettari di foresta per costruire un secondo aereoporto a Nantes quando il primo è sottoutilizzato. Ma i francesi dicono no e proteggono la loro Terra con tutti i mezzi possibili. Non solo attraverso la costituzione di un vero e proprio ecovillaggio alternativo nell'area in cui dovrebbe sorgere lo scalo, ma anche scendendo in piazza uniti e compatti.

È arrivata nelle ultime ore dalla Francia la notizia del fermo di 9 persone da parte degli inquirenti della Direction départementale de la sécurité publique de Loire-Atlantique. Sono sospettate del coinvolgimento negli atti vandalici e di violenza che si sono verificati durante la manifestazione di Nantes del 22 febbraio scorso contro il progetto dell'aeroporto di Notre-Dame-des-Landes, che aveva riunito un numero record di partecipanti, tra 20mila e 60 mila.

Una dozzina di poliziotti e gendarmi furono feriti e ricoverati in ospedale, secondo la prefettura, e 14 persone sono state arrestate. Il sindaco Patrick Rimbert ha presentato una denuncia contro ignoti per tutti i danni avvenuti in città. Insomma, in un copione transnazionale che si ripete tristemente, una protesta legittima, festosa e pacifica si è trovata a passare in secondo piano per colpa delle infiltrazioni di pochi facinorosi.

Ma per cosa si manifestava esattamente? Ecologisti, femministe, attivisti anti-capitalisti, ma anche comuni cittadini e agricoltori, sono scesi in piazza per dire no alla costruzione di un impattante (e inutile) grande aeroporto su un'area di 1600m2.

Proprio come accaduto qui in Italia per la lotta contro la TAV, si contestava la realizzazione dell'infrastruttura, ma anche il mondo che la circonda: il nuovo scalo è visto come il simbolo dell'assurdità di uno sviluppo e di una crescita che portano solo distruzione e dolore per molti e guadagni per pochi. In una parola, capitalismo.

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In particolare si è manifestato per non vedere la natura cementificata e distrutta. A essere rasa al suolo, se il progetto andrà avanti, sarà infatti una bellissima foresta di 45 ettari, la "forêt de Rohanne", che lascerà il posto alle piste per gli aerei. I rischi per l'eccezionale varietà di flora e fauna sono immensi, come è facile immaginare.

Per evitarlo i detrattori dell'aeroporto non si sono solo limitati a organizzare manifestazioni, ma hanno deciso anche di occupare, da circa due anni, i terreni espropriati nella Zone d'aménagement différé (Zad, Zona di pianificazione differita). L'hanno ribattezzata Zone à Defendre, zona da difendere. Il loro presidio si è trasformato nel tempo in un eco-villaggio, che le autorità hanno provato più volte a sgomberare (vedi foto sopra e video di seguito).

Qui, come vi avevamo raccontato qui su greenme.it a inzio mese, hanno realizzato capanne e case con materiali di recupero, si occupano di attività agricole e orticole, autoproducono farmaci naturali, pane e formaggi e organizzano laboratori di cucito e di riparazione di biciclette. E non hanno nessuna intenzione di mollare.

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Roberta Ragni

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