India_emissioni_CO<sub>2</sub>I padroni di casa presentano la loro proposta da mettere sul tavolo delle trattative per il vertice di Copenhagen - anticipata da indiscrezioni stampa - e subito arriva dall'India la doccia fredda: "se la bozza danese contiene indicazioni temporali, allora arriviamo ad un fallimento. La bozza, che non si basa su stime realistiche, è totalmente inaccettabile da noi". Queste le parole riportate dall'agenzia stampa Pti con la quale il ministro indiano dell'ambiente Ramesh ha gelato ieri la proposta di accordo elaborata dal governo danese che doveva fungere da punto di partenza per il summit del prossimo 7 dicembre.

Il testo presentato dalla Danimarca prevede il dimezzamento delle emissioni di gas serra al 2050, con l'80% dei tagli a carico dei paesi ricchi, responsabili di due secoli di inquinamento, ma quello che per i Paesi in via di sviluppo, capitanati dall'India non è assolutamente accettabile sono, ancora una volta, gli obiettivi di riduzione a breve termine, ovvero quelli fissati per la fatidica data del 2020, anno in cui, secondo la bozza, le emissioni dovranno raggiungere il loro picco.


Come? Attraverso politiche low carbon e programmi di protezione delle foreste e riforestazione che dovrebbero poi cominciare a riassorbire la CO2 in eccesso nei prossimi 6-7 anni in modo da far cambiare direzione alla parabola delle emissioni a partire dal 2020 appunto. Un programma però vago che non esplicita con quali strumenti (e soprattutto fondi) si dovrebbe arrivare a tali obiettivi di contenimento. Insomma di sicuro solo una data.

Una data che scatena le reazioni dell'India la quale preannuncia una controproposta che verrà presentata proprio oggi a Copenaghen dalle economie emergenti come Cina, Sud Africa e Brasile "molto più vicina alle nostre posizioni".

Quella di Ramesh è per di più, una "posizione non negoziabile" perché secondo il ministro, la data del 2020 come punta massima per le emissioni non è attuabili per i paesi in via di sviluppo: "le nostre emissioni pro capite sono molto basse. Abbiamo già detto che siamo pronti a discutere sul livello di efficienza energetico. Ma dobbiamo avere un senso di realismo, che paiono non avere i paesi sviluppati, su quello che i paesi in via di sviluppo possono o non possono fare".

Staremo a vedere oggi di cosa si tratta, ma nel frattempo quella parola, "fallimento" torna ad affacciarsi sulla Conferenza di Copenhagen.

Simona Falasca


 

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