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L'Artico come un vero Santuario, il Polo Nord elevato finalmente a luogo sacro. E non lo dice solo Greenpeace, ma anche il Parlamento Europeo che ieri ha approvato una risoluzione per sostenere l'istituzione di una area protetta che vieti le attività delle compagnie petrolifere e la pesca industriale nell'Artico.

Nonostante l'opposizione di alcuni Paesi del Consiglio Artico, come la Norvegia e la Russia, si fa dunque più forte la voce che dice NO alla pesca massiva e alle trivellazioni petrolifere nell'Artide. Una chiara rottura rispetto alle considerazioni della quasi totalità del Consiglio che, è bene ricordarlo, nacque alla fine degli anni novanta come forum per una cooperazione intergovernativa volto a garantire alla regione artica – udite udite – uno sviluppo sostenibile dal punto di vista ambientale, sociale e economico. Eppure, solo la Finlandia ha di recente preso posizione ufficiale per un "Santuario Artico" che protegga la regione del Polo Nord dalle barbarie dell'uomo (non a caso gli ambientalisti criticano il Consiglio per i suoi contatti con l'industria petrolifera...)

Il testo del Parlamento Europeo richiama gli obiettivi della campagna internazionale "Save the Arctic" (#savethearctic) che è stata sostenuta da più di 5 milioni di persone, tra cui la pop star Paul McCartney e l'oceanografa Americana Sylvia Earle.

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"Quello che accade nell'Artico ci riguarda tutti. Sono contentissima per questa notizia perché rappresenta un passo che potrà rilanciare il dibattito. Chiedendo l'istituzione di un Santuario al Polo Nord, i parlamentari europei hanno risposto positivamente ai milioni di persone che vogliono che l'Artico venga protetto per il bene delle future generazioni", ha commentato Sini Saarela, attivista finlandese di Greenpeace, membro degli Arctic 30, trenta tra uomini e donne imbarcati sulla Arctic Sunrise e che, colpevoli di lottare contro lo scioglimento dei ghiacciai, sono finiti pure nelle carceri russe.

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Il Parlamento Europeo ha evidenziato, inoltre, la necessità di siglare un accordo vincolante per prevenire l'inquinamento nell'ambito del Consiglio Artico. Secondo Greenpeace, precedenti accordi volontari sulla prevenzione dell'inquinamento da petrolio non hanno avuto alcuna efficacia.

Eppure il tempo è sempre di meno. La temperatura cresce a una velocità impressionante e la ritirata dei ghiacci è arrivata a ritmi del 12% a decennio, tanto che la superficie coperta da ghiacci spessi e consolidati si è abbondantemente dimezzata dal 1981. La calotta artica, inoltre, è seriamente minacciata e le compagnie petrolifere già organizzano i loro bei percorsi navigabili attraverso il polo Nord.

Quello che si spera ora è che questa risoluzione dia più spazio alle questioni dell'Artico nelle agende politiche dei ministri esteri europei come dell'Alto rappresentante per gli affari esteri e la politica di sicurezza dell'Unione Europea Catherine Ashton, che finora hanno aggirato il problema evitando di affrontare il tema della rapida industrializzazione del Polo Nord da parte di compagnie petrolifere come Shell, BP e Gazprom.

Germana Carillo

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