Cina_impegno_emissioni_CO<sub>2</sub>Dopo gli Stati Uniti, anche la Cina annuncia la sua partecipazione alla Conferenza sul clima che terrà a Copenaghen il prossimo 7 dicembre. Sarà il premier Wen Jibao in persona a rappresentare il Dragone al summit dell'ONU che ora non sembra più così "compromesso".

Con la presenza di Barack Obama, che si recherà nella capitale danese il 9 dicembre e del premier cinese, la possibilità di trovare un accordo vincolante si fa sempre più concreta. Anche perché stando a quanto dichirato l'agenzia cinese Xinhua (Nuova Cina), l'impegno che porterà sul tavolo delle trattative il governo di Pechino è una riduzione del 40-45% delle emissioni di gas serra per unità di prodotto interno lordo entro il 2020 rispetto ai livelli del 2005.

E calcolando che la Cina è il primo produttore mondiale di CO2 che da sempre si rifiutava di assumersi obiettivi vincolanti nel taglio di emissioni inquinanti nel timore di frenare la crescita economica del Paese, è un gran bel risultato che fa sperare. Il contributo "agli sforzi globali contro i cambiamenti climatici" è, sempre stando alle dichiarazioni dell'agenzia, "un'azione volontaria del governo cinese".


Un Governo che sostiene Obama fin dalla campagna elettorale e che, dopo le dichiarazioni della Casa Bianca, segue l'esempio del premier americano per sostenerlo, anche in funzione della strategia di investimento in tecnologie ambientali di origini statunitensi per migliorare l'efficienza energetica all'interno della nuova politica sui risparmi dei consumi di energia.

Cina e Stati Uniti, infatti, stanno portando avanti un piano di ricerche congiunte sul carbone per migliorarne l'efficienza (attraverso lo stoccaggio della CO2) e abbattere l'inquinamento, tenendo anche conto che i due stati proprio dal carbone producono rispettivamente il 70% e il 50% del loro fabbisogno energetico.

Per raggiungere gli obiettivi promessi, Pechino ricorrerà a misure finanziarie e fiscali. Ma non è tutto perché la riduzione del 40-45% non è l'unico impegno assunto dalla Cina per il 2020: 40 milioni di ettari di nuove foreste, sempre rispetto al 2005, in pratica quasi quanto il 15% del territorio italiano, verranno create nella provincia del Guangdong, la nuova "Silicon Valley" cinese.

Inoltre il governo ha imposto alle 200 maggiori città e ad altrettante maggiori aziende del Paese di migliorare l'efficienza energetica del 20% entro l'anno prossimo. Insomma, prospettive che incoraggiano ad andare nella giusta direzione. Ma non dimentichiamoci che la Cina sta vivendo un forte sviluppo: dalle biciclette, i cinesi stanno passando velocemente alle automobili. Si stima un aumento solo per quest'anno del 70%, per di più auto di grossa cilindrata e a benzina.

Simona Falasca

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