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Vado Ligure: le emissioni degli impianti di Tirreno Power hanno causato oltre 400 morti.
È la dichiarazione del procuratore capo di Savona, Francantonio Granero, che si sta occupando direttamente delle due inchieste – una per disastro ambientale e una per omicidio colposo – sulle emissioni dello stabilimento ligure, una grande centrale elettrica a carbone che è stata costruita ben 44 anni fa e che è ancora funzionante.

"Senza la centrale di Vado tanti decessi non vi sarebbero stati", afferma Granero. Ma non solo, le emissioni non hanno provocato soltanto decessi. Analizzando le polveri uscite dalle ciminiere di Vado Ligure e il tasso di mortalità nelle aree vicine alla centrale a carbone – tutta la città di Savona, Vado, Quliano e Bergeggi e in parte Albisola e Varazze –, è emerso non solo un sensibile incremento di morti tra le zone di minima e massima ricaduta degli elementi inquinanti, ma anche malattie cardiovascolari negli adulti, patologie respiratorie sia negli adulti che nei bambini e centinaia di casi d'asma nei più piccoli. E gli esperti hanno escluso che si tratti di patologie attribuibili ad altri fattori, come il traffico automobilistico, la presenza di altre aziende nella zona o i fumi delle navi in porto.

E così, secondo il magistrato e in base ai dati dei consulenti ""In dieci anni l'inquinamento della centrale a carbone ha provocato 440 decessi e 1700 ricoveri per un costo sociale per lo Stato che oscilla tra i 770 e gli 860 milioni. Oltre a 450 bambini ricoverati per patologie respiratorie e attacchi d'asma, tra il 2005 e il 2012".

Quanto al disastro ambientale, l'attenzione degli inquirenti si concentra per lo più sui volumi e sulle temperature delle acque scaricate dal ciclo industriale. Secondo la Rete dei comitati "No al carbone" "sono stati concessi alla centrale dei limiti clamorosamente superiori a quelli previsti dalla normativa sulle Mtd, Migliori tecnologie disponibili".

Per ora, l'inchiesta ha portato sul registro degli indagati i nomi di tre dirigenti, tra cui l'ex direttore generale di Tirreno Power Giovanni Gosio, che ha lasciato la società poche settimane fa, e il direttore dello stabilimento Pasquale D'Elia. Ancora non si conosce il nome del terzo indagato. A loro sono contestati gli aspetti riguardanti il disastro ambientale, mentre è ancora a carico di ignoti il fascicolo per omicidio colposo.

SCONTRO GIUDIZIARIO? I vertici e i legali di Tirreno Power (i cui azionisti di riferimento sono Suez Gaz de France al 50% e Sorgenia della famiglia De Benedetti al 39%) non ci stanno e controbattono, partendo dalla metodologia della perizia.

In un comunicato, lamentano innanzitutto la mancanza di un contraddittorio e il metodo di valutazione di esposizione agli inquinanti. "Tale mancanza di chiarezza – si legge nella nota – è accompagnata dall'assenza della doverosa analisi di robustezza, di sensitività e quindi di affidabilità globale del metodo adottato. Anche per questo motivo non si può affermare in concreto alcun nesso di causalità".

Germana Carillo

Foto: Ansa

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