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Shell ha detto stop alle trivellazioni nell'Artico anche per il 2014. Come per il 2013, la compagnia petrolifera avrebbe messo da parte i propri piani di estrazione dell'oro nero in una delle aree più delicate del Pianeta. Pare che la decisione sia frutto di un errore commesso dal Governo statunitense, che avrebbe concesso le licenze per la trivellazione con eccessiva leggerezza.

Sembra proprio che Shell stia riconsiderando interamente i propri piani di trivellazione nell'Artico per il futuro. Fino a questo momento la compagnia avrebbe investito ben 6 miliardi di dollari per i propri obietivi di trivellazione, ma il denaro sperperato non ha ancora portato a ricavare nemmeno una goccia di petrolio.

Il Governo federale, già lo scorso anno, ha vietato a Shell di estrarre petrolio mediante le trivellazioni nell'Artico a seguito di alcuni incidenti avvenuti nel 2012, durante una prima fase esplorativa. Shell sperava che la sospensione potesse avere fine nel 2014, ma pare proprio che per il momento non sia così.

La stessa sospensione non sarebbe la motivazione principale espressa da Shell per quanto riguarda lo stop alle trivellazioni nell'Artico. Van Beurden, il nuovo CEO della compagnia petrolifera, in carica dal 1° gennaio 2014, avrebbe deciso di cambiare strategia e di rivedere da capo i piani di Shell. L'annuncio è avvenuto a seguito di un declino dei profitti, di un cambio al vertice e di un importante decisione di un tribunale americano.

La scorsa settimana una corte d'appello federale si è schierata a favore degli ambientalisti e ha accusato Shell di non aver calcolato con esattezza la quantità di petrolio realmente disponibile per le trivellazioni per quanto riguarda un caso risalente al 2008, il Chukchi Sea Outer Continental Lease Sale.

La decisione ha condotto alla nascita di numerosi ostacoli ai piani di Shell per le trivellazioni offshore in Alaska. Di conseguenza, la compagnia ha deciso di congelare il proprio programma per il 2014. Per la compagnia petrolifera, in simili condizioni, sarebbe inutile dedicarsi a nuovi investimenti, data la completa incertezza. Il problema maggiore, negli interessi di Shell, riguarda le difficoltà economiche in cui la compagnia si troverebbe e che avrebbero condotto ad una cambio di gestione. Al di là delle ragioni effettive, ciò che importa realmente è che l'Artico è salvo, almeno per i prossimi 11 mesi.

Marta Albè

Fonte foto: energydigital.com

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