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Fukushima e fonti rinnovabili. In Giappone, cercano di ripartire dal nuovo progetto green Renewable Energy Village (REV) coloro che nelle aree danneggiate dal terremoto, dallo tsunami e dal conseguente disastro nucleare dell'11 marzo del 2011 ci vivono e ci lavorano.

E così, tra le continue perdite di radiazioni e l'infinita conta dei danni all'ambiente, il Renewable è un villaggio in crescita di ben 120 pannelli solari che generano 30 kilowatt di potenza, alle porte della città di Minamisoma, e la la cui produzione viene venduta ad una utility locale.

Lo scopo è quello di risollevare le sorti degli agricoltori locali, dal momento che circa due terzi dei terreni agricoli di Minamisoma si trovano all'interno della zona di evacuazione intorno alla centrale nucleare di Fukushima Daiichi.

"Le persone evacuate dalle zone più vicine alla centrale hanno rinunciato a coltivare di nuovo i loro campi", afferma il capo-progetto Ryozo Hakozaki.
"Potrebbe sorgervi un parco di divertimenti, ma stiamo cercando di mostrare loro ciò che il futuro potrebbe riservargli. Attraverso il progetto siamo in grado di proteggere i terreni agricoli e le comunità, e con due entrate parallele, creare una maggiore prosperità rispetto a prima dei disastri", dice il presidente del progetto REV Sohei Takahashi.

Pannelli solari e non solo. Allo stesso tempo, sono quasi pronte le autorizzazioni per l'istallazione di turbine eoliche su terreni contaminati e per la coltivazione di colza al di sotto delle strutture che reggono i moduli solari.

Germana Carillo

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