attivisti liberi

Amnistia per i 26 attivisti di Greenpeace da due mesi ospiti, si fa per dire, della prigione russa di Murmansk. Ieri, il Parlamento russo ha formalizzato il provvedimento che di fatto mette la parola fine al procedimento legale intentato contro gli “Arctic30”. Adesso, i ragazzi sono in attesa del visto di uscita, grazie al quale potranno tornare finalmente a casa.

Ieri la Duma ha votato un emendamento che estende l’amnistia a coloro che sono stati accusati di vandalismo. Per questa ragione gli Arctic30, i ventotto attivisti e i due giornalisti freelance arrestati potranno tornare a casa. Accusati di una colpa che non hanno commesso.

Peter Willcox, capitano dell’Arctic Sunrise ha dichiarato: “Potrei subito poter tornare a casa dalla mia famiglia ma non sarei mai dovuto essere stato accusato e imprigionato. Ci siamo imbarcati per testimoniare la minaccia che l’ambiente sta subendo e la nostra nave è stata abbordata da uomini mascherati con pistole e coltelli. Ora è quasi finita e potremmo essere presto liberi ma non c’è amnistia per l’Artico. L’Artico rimane un tesoro globale molto fragile minacciato dalle compagnie petrolifere e dalle temperature in aumento. Siamo andati lì per protestare contro questa pazzia. Non siamo mai stati criminali”.

A parte il ritorno a casa del nostro connazionale Cristian D’Alessandro e dei suoi compagni, c'è poco da festeggiare. L'Artico e le bellezze naturali che conserva non potranno beneficiare di alcuna amnistia.

greenpeace amnistia

La società, secondo Greenpeace, avrebbe firmato un accordo con la Royal Dutch Shell per sfruttare ulteriormente la piattaforma artica sovietica. Senza contare che secondo gli scienziati del National Snow and Ice Data Center, il ghiaccio marino artico è vicino al punto più basso per il 2013, ben al di sotto della media del lungo periodo.

Due mesi esatti, durante i quali si sono levate tantissime voci a difesa non solo dei giovani arrestati durante una protesta pacifica contro la Prirazlomnoie, ma anche contro le intenzioni di Gazprom.

Sembra che io possa finalmente tornare a casa”, ha commentato D’Alessandro, l'attivista che aveva preso parte al blitz contro la piattaforma Gazprom, lo scorso 19 settembre. “Sono ancora abbastanza amareggiato - continua - perché non dovrebbe essere così: c'è una corte internazionale che ha ordinato il nostro immediato rilascio. Abbiamo passato più di due mesi in carcere per niente, stanno ancora cercando prove che non troveranno mai perché, secondo i nostri principi di pacifismo e non violenza, non c'è niente che possa essere ricondotto ad accuse di vandalismo o pirateria. Sono passati tre mesi da quando tutto questo è iniziato, quindi sì, voglio tornare a casa!”, conclude.

Francesca Mancuso

Foto: Greenpeace

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