attivisti pirati

Gli attivisti di Greenpeace, fermati in Russia dopo il blitz alla piattaforma petrolifera di Gazprom, non sono pirati ma hanno violato la legge internazionale. È quanto sostiene il presidente russo Vladimir Putin, intervenuto ieri al forum sull'Artico a Salekhard.

Intanto ieri le autorità russe hanno diffuso nuove immagini, apparentemente filmate dalla piattaforma petrolifera, in cui si vedono gli uomini della guardia costiera russa confrontarsi con due climber, durante il blitz di protesta di Greenpeace.

Il video però mostra azioni tutt'altro che violente da parte degli attivisti. Nelle immagini si nota chiaramente una donna, l'attivista finlandese Sini Saarela, urlare “scendo, scendo” mentre agenti armati continuano a tirare la corda con cui lei è assicurata alla struttura. Nel filmato, inoltre, emergono scene inquietanti: i colpi sparati in acqua dalle forze dell’ordine russe, nonostante un attivista sul gommone alzi le mani per mostrare che l’azione è pacifica.

Da fonti di stampa russe apprendiamo che le guardie di frontiera affermano di non essere state a conoscenza che l’azione di protesta fosse portata avanti da Greenpeace” spiega l'associazione in un comunicato.

Questo non è verosimile” ha aggiunto Kumi Naidoo, direttore esecutivo di Greenpeace International. “La fiancata della nostra nave ha ben visibili su entrambi i lati due grandi arcobaleni, due colombe della pace e i loghi di Greenpeace. Ci hanno seguito per 24 ore prima che la protesta iniziasse. Inoltre negli ultimi anni abbiamo intrapreso una serie di iniziative pacifiche in Russia e le autorità ci conoscono bene”.

In queste ora intanto, gli attivisti, ammanettati, sono stati portati al tribunale di Murmansk per l'udienza preliminare. I giudici dovranno decidere se l'inchiesta per pirateria continuerà e se gli attivisti potranno tornare in libertà durante le indagini.

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Siamo felici che il presidente Putin abbia riconosciuto che i nostri attivisti chiaramente non sono pirati e hanno agito in quanto unicamente preoccupati per la salvaguardia dell’ambiente artico. I nostri climber hanno tentato di arrampicarsi sulla piattaforma petrolifera per attirare l’attenzione sulla minaccia delle trivellazioni nell’Artico e sul bisogno urgente di affrontare la minaccia dei cambiamenti climatici. Ė stata una protesta pacifica contro Gazprom, che ambiva a diventare la prima compagnia a estrarre petrolio dall’ Artico” conclude Naidoo.

Clicca qui per aderire all'iniziativa di Greenpeace, inviando una mail all'ambasciata russa per chiedere il rilascio degli attivisti

Francesca Mancuso

Foto: Greenpeace

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