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Un nuovo tipo di plastica che si auto-ripara e che potrebbe prolungare la durata degli oggetti di uso comune. Si rivelerà una scoperta utile o la cultura dell'usa-e-getta proseguirà ad essere predominante? Se gli oggetti in plastica fossero davvero in grado di ripararsi da sé, potremmo avere un concreto risparmio di materie prime, come il petrolio, ed una riduzione dei rifiuti diretti verso le discariche.

Un gruppo di esperti spagnoli ha annunciato di recente di aver individuato il primo polimero del mondo in grado di ripararsi spontaneamente, senza alcun tipo di intervento. Gli oggetti del futuro potrebbero essere "vivi" e capaci di guarire da sé le proprie "ferite". Il nuovo polimero è stato battezzato Terminator, in onore del robot T-100, dal film Terminator 2.

Il polimero Terminator potrebbe essere utilizzato per migliorare la sicurezza e prolungare la vita dei componenti di plastica degli oggetti d'uso quotidiano. Pensiamo, ad esempio, ai componenti elettronici, alle automobili e alle abitazioni, oltre che all'apparecchiatura medica. La scoperta è stata resa nota tramite la rivista Materials Horizons, pubblicata dalla Britain's Royal Society of Chemistry.

Dopo aver suddiviso il polimero in due parti, gli esperti hanno provato a riaccostarle l'una all'altra, facendo pressione. Il polimero si è ricomposto nel giro di 2 ore, mostrando una capacità di auto-riparazione pari al 97%. La struttura riparata è poi rimasta intatta ed ha resistito ai tentativi di spezzarla con le mani.

I ricercatori hanno spiegato che Terminator è stato realizzato a partire da polimeri e materiali di partenza molto comuni, utilizzando strumenti semplici e a basso costo. La struttura e la composizione di Terminator è molto simile a quella dei materiali già in uso per la produzione di oggetti molto diffusi. Per questo motivo gli esperti si augurano che la sua applicazione industriale avvenga in tempi brevi.

La plastica riciclata potrà essere utilizzata come materiale di partenza? L'invenzione ci aiuterà a limitare la nostra dipendenza dal petrolio? Non ci resta che attendere.

Marta Albè

Fonte e foto: www.upi.com

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