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O la va o la spacca. E al momento sembra che vada. Le operazioni per la rimozione del relitto della Costa Concordia dai fondali del Giglio hanno avuto inizio questa mattina attorno alle 9, con 3 ore di ritardo rispetto alla tabella di marcia, causa maltempo. E la nave, affondata per metà a gennaio 2012, è stata sollevata di circa 2 metri dagli speroni di roccia che l'hanno sostenuta per 20 mesi.

A reggerne il peso, 36 cavi di acciaio con un tiro iniziale di 60 tonnellate. A seguire le manovre di raddrizzamento tra gli altri telecamere subacquee, Protezione Civile e la società Micoperi, che si sta occupando del recupero. E centinaia di giornalisti provenienti da tutti il mondo, pronti a registrare anche il più piccolo movimento.

In assenza di un piano B, il sollevamento della Concordia - con la rotazione dal suo attuale angolo di inclinazione di circa 65 gradi ad una posizione verticale - deve necessariamente andare a buon fine al primo tentativo, che durerà circa 12 ore. In caso contrario, i danni all'ambiente sarebbero incalcolabili. Intanto, l'avvio della prima fase del progetto di parbuckling, che consiste nel disincaglio dello scafo della nave dai due speroni di roccia, lascia ben sperare. Ma si tratta di una delle manovre più delicate, per questo motivo, spiega la Protezione Civile che “sarà svolta in modo lento, con l’applicazione graduale dei carichi”.

A guidare le operazioni a distanza è una “control room”, posizionata su una chiatta nelle immediate vicinanze della prua della Concordia, con a bordo un team di tecnici e ingegneri specializzati guidati da Nick Sloane, il coordinatore delle operazioni di recupero di Titan-Micoperi. Ma per riportare in piedi in sicurezza ciò che resta del relitto, i cavi dovranno essere tirati di circa 21 metri, 3,5 gradi ogni ora.

Al lavoro 82 uomini della Capitaneria di Porto, 17 della Polizia di Stato, 41 dell’Arma dei Carabinieri, 9 della Guardia di Finanza, 24 dei Vigili del fuoco, 16 della sanità (118), 8 del Corpo Forestale dello Stato, 4 della Polizia Municipale, 6 della Polizia Provinciale, 5 del volontariato e 26 del Dipartimento della Protezione civile, per un totale di 238 persone.

Il sito ufficiale, che illustra momento per momento le fasi delle operazioni, al momento è in tilt, probabilmente a causa dell'elevato numero di accessi.

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Paura per la dispersione di sostanze tossiche in mare. Sul posto presenti anche gli operatori ARPAT che effettueranno il monitoraggio delle acque con tre livelli di campionamento. In primo luogo con un auto campionatore posizionato in testa alla banchina del molo lato est, all'imboccatura del porto per controllare lo stato delle acque fuori dalla panne che proteggono tutta la costa. Tre campionamenti in mare in altrettanti punti in prossimità del relitto, nella zona cuscinetto, al confine con la zona di interdizione assoluta, il primo effettuato in tarda mattinata e il secondo previsto tra le 16 e17. Infine, il Poseidon partito questa mattina alle 6 da Porto S Stefano e posizionatosi al limite della zona regolamentata accanto al pattugliatore Peluso per effettuare ulteriori campionamenti.

Spiega l'Arpa Toscana che prima dell’avvio della fase di Parbuckling, tutte le aperture accessibili sul lato di sinistra della nave sono state dotate di griglie per ridurre per quanto possibile l’eventuale fuoriuscita di materiali dal relitto, ma una certa quantità di acque sicuramente uscirà dalla nave, stimata attorno agli 80.000 metri cubi, rispetto ai 263mila presenti in essa.

Qui le operazioni in diretta:

Per questo è stata prevista l’aspirazione, il trasporto su bettolina e lo smaltimento a terra, di parte delle acque interne al relitto. Sono stati inoltre simulati dei possibili scenari: in caso di mare calmo, per quanto riguarda i metalli “si prevede che questi rimangano confinati in adiacenza alla Costa Concordia, sia in superficie sia in prossimità del fondo”. Per quanto concerne gli ftalatisecondo i risultati ottenuti col modello matematico utilizzato, è prevedibile un’alterazione nella acque circostanti il relitto, con effetti contenuti entro il migliaio di metri e limitati nel tempo”.

In ogni caso, per ulteriore sicurezza sono state posizionate delle panne assorbenti, per limitare la dispersione di sostanze nelle acque del Giglio.

Francesca Mancuso

Foto: Protezione Civile

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