Piattaforma-petrolifera

Dimezzate le trivelle sulle aree marine italiane. È questo quanto annunciato a gran voce dal Ministero dello Sviluppo Economico, che ha appena firmato il decreto di riordino delle zone marine aperte alla ricerca e coltivazione di idrocarburi. Le attività offshore passeranno dunque da 255 a 139 mila chilometri quadrati. Ma non siamo ancora in salvo.

Infatti, non si tratta del totale abbandono di queste attività, ma di uno spostamento verso aree lontane dalle coste e, secondo il Ministero, già interessate da ricerche di Paesi confinanti “nel rispetto dei vincoli ambientali e di sicurezza italiani ed europei”, come sottolinea il Ministero. Il nuovo decreto si è mosso tenendo conto della direzione indicata dalla Strategia Energetica Nazionale, criticata fin dall'inizio e considerata un vero e proprio colpo di mano del governo, ben lontana da liberare l'Italia dalle trivellazioni in mare.

Cosa cambia? Ad essere chiuse saranno le nuove attività delle aree tirreniche e di quelle entro le 12 miglia da tutte le coste e dalle aree protette, con la contestuale residua apertura di un’area marina nel mare delle Baleari, contigua ad aree di ricerca spagnole e francesi. In totale, 116mila kmq in meno rispetto alla cifra attuale, come mostra l'infografica qui di seguito del MiSE.

infografica mise trivelle

"Con questo provvedimento - dichiara il Ministro Flavio Zanonato - sosteniamo lo sviluppo delle risorse nazionali strategiche, concentrando le attività di ricerca e sviluppo di idrocarburi in poche aree marine a maggior potenziale e minor sensibilità ambientale”. “Il decreto – sottolinea infine - prevede l'impiego dei più elevati standard di sicurezza e di tecnologie di avanguardia nelle quali le aziende italiane detengono una posizione di leadership internazionale".

Ma le associazioni ambientaliste, Greenpeace in testa, non sono affatto soddisfatte delle novità appena introdotte dal nuovo decreto. "Il ministro dello Sviluppo economico, Flavio Zanonato, sbandierando urbi et orbi un decreto 'contro le trivelle' non fa altro che applicare il nefasto Art. 35 della Legge 83/2012 che ha riportato le piattaforme petrolifere sotto le spiagge degli italiani" ha detto con un comunicato Alessandro Giannì, direttore delle Campagne di Greenpeace Italia.

Al contrario, per Greenpeace questa decisione non fa che peggiorare la situazione, spostando di fatto il problema più che risolverlo una volta per tutte. Con delle aggravanti. Continua Giannì: "Non solo, con questo decreto il Governo amplia le aree coinvolte dalle esplorazioni offshore, avvicinandosi alle Baleari e confermando la famigerata estensione verso e oltre l'Isola di Malta: un atto che Greenpeace definisce irresponsabile, contestato ovviamente dai maltesi che, non ha caso, hanno ricominciato quest'estate a sequestrare i pescherecci siciliani".

Francesca Mancuso

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