forno

Dopo anni di polemiche politiche, di liti tra associazioni ambientaliste, di prove tecniche e stop comandati, un referendum cittadino negato e una battaglia legale al Tar, l'inceneritore Iren di Parma è stato ufficialmente acceso questa mattina. È in "esercizio provvisorio", ma le polemiche sono sempre le stesse.

L'inceneritore i cittadini non lo vogliono: la vittoria del sindaco 5 stelle Pizzarotti, che ha basato su questo tema buona parte della sua campagna elettorale, vale più di qualsiasi referendum consultivo o abrogativo. Tuttavia proprio Pizzarotti è oggi bersaglio di infinite critiche da parte degli avversari politici, specialmente i consiglieri comunali del PD che lo accusano di inconcludenza e di aver fatto spendere al Comune una barca di soldi in procedure legali per tentare di bloccare l'entrata in funzione dell'impianto. E molti di più la città dovrà spenderne se Iren vincerà la battaglia per ottenere il risarcimento danni per i ritardi (oltre un anno) accumulati.

La cosa quasi incredibile, però, è che proprio il Comune di Parma è tra gli azionisti di Iren, essendo quest'ultima nata dalla fusione di diverse aziende municipalizzate dell'acqua e dei rifiuti del nord Italia. "Se Pizzarotti avesse voluto davvero chiudere l'impianto - attacca Nicola dall'Olio, capogruppo PD in Consiglio Comunale e riporta Parma Online - invece di condurre una battaglia legale, avrebbe dovuto ricercare una soluzione politica con Iren, società di cui il Comune è uno dei principali soci, mettendo sul piatto le risorse economiche necessarie e le alternative di smaltimento tanto decantate in campagna elettorale".

I 5 stelle rispondono parlando di travi e pagliuzze e ricordando che il PD è sempre stato favorevole all'impianto: "Se l'Amministrazione Pizzarotti, che porta avanti la strategia Rifiuti Zero, per ora non è riuscita a fermare l'avvio di un inceneritore che era già costruito al 70%, bisogna riconoscere che il Governo Territoriale del Pd di cui il consigliere Dall'Olio fa parte, è perfettamente riuscito nell'intento di realizzarlo".

Ma le polemiche sono anche tra gli ambientalisti, con l'Associazione Gestione Corretta Rifiuti e Risorse di Parma (GCR) che se la prende con Legambiente, la cui posizione è ritenuta "troppo morbida": si è battuta non contro l'inceneritore in sé, ma per un impianto più piccolo, con teleriscaldamento cittadino e con un piano di monitoraggio delle emissioni a norma di legge.

Infine, c'è da citare anche la questione agroalimentare. L'inceneritore sorge a due passi da alcune delle più note aziende alimentari italiane, come si nota nella mappa qui sotto, e potrebbe sversare fumi e ceneri sui loro stabilimenti:

inceneritoreparmaugozzolobarillaparmiggianoreggiano

Tra le aziende potenzialmente interessate, oltre ad alcuni produttori di Parmigiano Reggiano, ci sono anche Greci (conserve alimentari), Althea (sughi per pasta) e persino la notissima Barilla. Quest'ultima, però, da tempo ha assunto una posizione favorevole (o quanto meno neutra) nei confronti dell'inceneritore: "Le informazioni date a Barilla dagli enti preposti al controllo e alla costruzione dell’impianto affermano e garantiscono categoricamente che non esiste alcun motivo di allarme per la salute pubblica né rischi per la sicurezza dello stabilimento di Pedrignano e dei nostri prodotti, aspetto su cui siamo intransigenti da sempre".

Peppe Croce

casa verde

Reale Mutua

La casa verde: pannelli solari e pozzi geotermici

greenMe su Instagram

Sei su Instagram?

Le nostre foto +belle, le notizie che +ami, il tuo giornale sempre con te!

dieta
integratori
lievito madre
ricette vegane
ricette vegetariane
riciclo creativo
rimedi naturali
yoga
sai cosa compri
seguici su facebook
corsi greenme
whatsapp gratis
seguici su instagram