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Anche alla premiazione del Gran Premio di Formula 1 del Belgio Greenpeace ha sottolineato il ruolo di Shell nelle trivellazioni in Artico. Dopo aver eluso la sicurezza, gli attivisti hanno scalato il tetto della tribuna principale situata di fronte all'area recintata dei VIP e hanno aperto un banner lungo 20 metri con la scritta: "Arctic oil? Shell no!".

Shell, infatti, è lo sponsor principale del Grand Prix del Belgio e ha pagato milioni di dollari per tappezzare la pista con il suo logo. Prima che la gara iniziasse, però, due paracadutisti hanno sorvolato il circuito mostrando un messaggio di denuncia dei piani della multinazionale del gas, che ha investito 5 miliardi di dollari nell'Artico.

A nulla sono serviti i suoi ripetuti fallimenti – tra cui una piattaforma arenata ed una incendiata, che hanno comportato l'abbandono dei progetti in Alaska: l'azienda ha concluso un accordo con il gigante russo Gazprom per esplorazioni nella Russia Artica, una regione dove la corruzione è elevata e le regolamentazioni sono pressoché inesistenti.

"Shell guida una terribile corsa alla conquista di combustibili fossili in ogni parte del mondo: fracking in Sud Africa, perdite di petrolio nel Delta del Niger, devastazione nei territori indigeni del Canada per le tar sands (sabbie bituminose) e – non ultimo – altissimi rischi per raggiungere il petrolio nei mari artici. Shell ha dato prova più volte di essere disposta a tutto per conquistare l'ultima goccia di petrolio sul Pianeta", spiega il direttore esecutivo di Greenpeace International, Kumi Naidoo, che ha seguito la corsa da Amsterdam.

"Da ragazzo ero un fan del Gran Premio – aggiunge il direttore esecutivo- , ma non sono un fan di ciò che Shell sta facendo nell'Artico. In questo momento stiamo gareggiando contro Shell, un'azienda che guarda allo scioglimento dei ghiacci come un'opportunità di profitto, piuttosto che un segnale di allarme. Ogni pilota e ogni fan della F1 sa che il petrolio in pista provocherebbe un disastro; uno sversamento di petrolio nell'Artico sarebbe ben più catastrofico. Speriamo che quando vedranno quali sono i piani di Shell, anch'essi entreranno a far parte del movimento di quasi 4 milioni di persone che si batte per salvare l'Artico".

Tony Martin, uno dei climber sulla tribuna, sottolinea: "questo Gran Premio rappresenta un giorno importante nel calendario di Shell. Ha speso milioni di euro per avere il suo logo ovunque e per impressionare gli ospiti VIP, ma l'unica cosa della quale non vuole parlare sono i suoi piani di trivellazione per il petrolio artico. Per questo motivo siamo qui, per far conoscere al mondo e ai fan della Formula 1 le vere intenzioni di Shell".

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Intanto, quasi 4 milioni di persone si sono unite al movimento di Greenpeace per salvare l'artico. Una di esse era sul tetto della tribuna: Vanessa Hall, da Manchester. "Questo sport è all'avanguardia nello sviluppo di sofisticati sistemi di sicurezza per i piloti, ma il programma di trivellazione dell'Artico fa affidamento su tecnologia e impianti che sono stati sviluppati prima ancora che questi piloti nascessero – denuncia l'attivista-. Paradossalmente l'unica ragione per la quale Shell può trivellare è grazie allo scioglimento dei ghiacci che Shell stessa, insieme ad altri giganti del petrolio, crea con lo sfruttamento delle risorse petrolifere. È una follia".

Roberta Ragni

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