Alti livelli di un isotopo radioattivo tossico sono stati rilevati nelle acque di falda presso l'impianto nucleare di Fukushima in Giappone. Lo rivela la Tokyo Electric Power Company (TEPCO), rivelando che i test hanno imostrato Stronzio-90 presente a livelli 30 volte superiori ai limiti consentiti. Anche il Trizio è stato individuato anche a livelli molto elevati, 8 volte superiori al consentito.

Le analisi effettuate sul liquido prelevato nei pressi della turbina del reattore 2 hanno rivelato, infatti, non meno di 500.000 becquerels di trizio per litro di acqua e 1.000 becquerels di stronzio 90 per litro. Nessun problema, invece, per i campioni prelevati in mare. L'impianto, paralizzato dal terremoto del 2011 e dal conseguente tsunami, ha visto di recente una serie di perdite d'acqua e di interruzioni di corrente.

"Ci sono forti probabilità che questi livelli siano dovuti a una fuga anteriore, proveniente dall'edificio di una pompa", ha spiegato la Tepco in conferenza stampa, assicurando che prenderà i controlli "tutte le misure possibili per evitare perdite di questa acqua contaminata nel mare". Ma quali pericoli si corrono? Per cominciare, lo Stronzio-90 ha una emivita di 29 anni. Ciò significa che può continuare contaminare gli esseri umani per molti anni. Può essere ingerito a partire dal cibo o dall'acqua e tende a concentrarsi nelle ossa, dove si ritiene che possa provocare cancro, oltre a effetti nocivi sulla riproduzione.

Lo tsunami ha messo fuori attività i sistemi di raffreddamento dei reattori e ora viene pompata dell'acqua per raffreddarli, Ma questo significa anche dover affrontare il problema di come conservare in modo sicuro l'acqua contaminata. La difficoltà maggiore, infatti, consiste nel fatto che lo spazio di stoccaggio è attualmente insufficiente per la grande quantità di liquido che viene utilizzato ogni giorno come per raffreddare l'impianto.

Roberta Ragni

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