dissequestro_pellet_radioattivoL'epilogo dello scandalo del pellet radioattivo scoppiato a giugno ha avuto un esito positivo. Proprio in questi giorni in cui il freddo russo sta gelando tutta la Penisola, arriva la buona notizia che la procura di Varese ha disposto il dissequestro delle 10mila tonnellate di pellet confiscate dopo che in Val d'Aosta erano state rinvenute ceneri con valori di radioattività 40 volte superiore al limite legale.

 

Le analisi condotte dall'ISPRA (L'Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) sui campioni del combustibile sospettato di contenere Cesio 137 e ferme nei depositi giudiziari a scopo cautelativo, rassicurano sulla "non rilevanza radiologica dei valori riscontrati e, dunque, sulla non pericolosità per la salute pubblica."

Il pellet sequestrato potrà dunque essere venduto e bruciato, anche se rimangono in piedi le indagini nei confronti del produttore lituano del pellet incriminato "Naturkraft". Il fatto è che nel materiale non erano mai stati rilevati valori di radiottività superiori ai limiti di legge: il problema stava nelle ceneri dove invece i valori superavano di ben 40 volte quelli stabiliti.

Chi pensava alla stufa a pellet come soluzione ecologica al riscaldamento invernale, dunque, può tornare a dormire sonni tranquilli (o meglio caldi) e valutarne l'acquisto con un peso in meno?

Chi il peso se l'è tolto davvero sono i produttori (sia di pellet che di stufe) che tirano un sospiro di sollievo insieme all'AIEL, l'Associazione Italiana Energie Agroforestali, la quale si scaglia contro l'allarmismo creato a giugno dai media nazionali, che ha seminato panico e preoccupazioni tra i consumatori. Preoccupazioni che alla luce dei nuovi fatti si sono rivelate infondate, ma che hanno "sicuramente creato un danno economico e di immagine ad un importante settore che in Italia vanta un mercato di oltre 1 milione di tonnellate consumate all'anno e di oltre mezzo milione di stufe caratterizzate da buoni livelli di efficienza energetica.", tuona l'associazione.

Allarmismo e panico mediatico a parte, lo scandalo del pellet radioattivo ha messo luce su diversi problemi legati alla filiera della biomasse, spesso troppo lunga e poco trasparente. Inoltre il limite stabilito dalla legge, che tra l'altro si applica solo al combustibile ancora da bruciare, sarebbero per l'Arpa Piemonte ancora troppo alti e andrebbero abbassati dai "1000 Bq/kg attuali a circa 500, per essere sicuri che anche nelle ceneri non vi siano concentrazioni potenzialmente pericolose".

Per stare maggiormente sicuri, allora, meglio scegliere il pellet contraddistinto dal marchio di qualità "Pellet Gold" assegnato dall'AIEL che, proprio a seguito dello scandalo, ha inserito, per rilasciarlo, anche il controllo sulla radioattività portando la soglia di tollerabilità a 6Bq/kg, ovvero ben 150 volte più bassa rispetto a quelle prevista dalla legge.

Simona Falasca

 


 

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