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Gli anni più caldi dell'ultimo millennio? Quelli che vanno dal 1971 al 2000. Un trentennio di fuoco l'ultimo del secolo appena trascorso. Lo ha scoperto uno studio della Northern Arizona University, il primo lavoro caratterizzato da una tale ampiezza, mai realizzato a livello globale su un lasso di tempo così lungo.

L'inquietante scoperta conferma ulteriormente un fatto ormai accertato: l'aumento delle temperature del pianeta è provocato dall'uomo. Lo studio in sé non aveva cercato di attribuire le variazioni di temperatura a fattori naturali o a quelli causati dall'uomo, come ha spiegato Darrell Kaufman, a capo della ricerca. Tuttavia, aver individuato una tendenza di lungo periodo di raffreddamento globale, conclusasi nel tardo 19° secolo, è un'ulteriore prova che l'aumento dei gas serra ha avuto un'influenza non da poco negli anni successivi.

"Il trend pre-industriale è stato probabilmente causato da fattori naturali che hanno continuato a operare attraverso il 20° secolo, rendendo il riscaldamento del 20° secolo più difficile da spiegare se non per il probabile impatto di un aumento dei gas serra", ha detto Kaufman.

Gli scienziati in realtà hanno assemblato insieme numerosi studi precedenti, che riguardavano l'aumento delle temperature fino a 2000 anni fa. Nasce così lo studio più completo su tali variazioni. Su base regionale, i ricercatori hanno riscontrato una notevole complessità nascosta all'interno della media globale.

"Sappiamo che la maggior parte della storia della temperatura a lungo termine è in Europa, ma scopriamo che non tutte le regioni sono conformi a quello schema", ha detto Kaufman. Egli ha osservato che le temperature variano da regione a regione.

Il focus regionale sugli ultimi 2.000 anni è significativo per due motivi. In primo luogo, i cambiamenti climatici a livello regionale sono più rilevanti per le società e gli ecosistemi rispetto a quelli globali. E in secondo luogo, le differenze regionali aiutano a capire come funziona il sistema climatico, fornendo nformazioni utili a migliorare i modelli utilizzati sulle proiezioni del clima futuro.

Lo studio è stato pubblicato su Nature Geoscience.

Francesca Mancuso

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