Xylella, emendamento shock: da 1 o 5 anni di reclusione per chi non sradica gli ulivi malati

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Un emendamento al decreto Semplificazioni propone l’obbligo di distruzione degli ulivi infetti da Xylella pena il carcere

Un emendamento che potrebbe far discutere quello proposto al dl Semplificazioni: una proposta di modifica al decreto firmato dai relatori, infatti, prevede di attuare tutte le misure fitosanitarie ufficiali anti-Xylella, compresa la distruzione degli ulivi e dei prodotti delle piante contaminate. Per chi disattende tale obbligo, è previsto il carcere da 1 a 5 anni.

Una scelta decisamente dura che vorrebbe bloccare la diffusione di una malattia che nelle ultime settimane ha riguardato sempre di più anche le campagne dell’Alto Brindisino e del Barese.

Una storia che non finisce, quella legata alla Xylella Fastidiosa, che ormai da anni sta distruggendo secoli di natura e di storia, oltre che di sostentamento per gli agricoltori locali. Era infatti il 2013 quando si scoprì che, dietro a dei disseccamenti anomali iniziati tra il 2009 e il 2010, poteva esserci proprio quel batterio di difficile eradicazione.
L’agente patogeno si diffonde molto rapidamente a causa di alcuni insetti vettori, succhiatori di linfa xilematica e, purtroppo, ha anche molte piante ospiti, sia coltivate che selvatiche.

Ora, le misure fitosanitarie ufficiali contro la malattia degli alberi di ulivo, o comunque derivanti da provvedimenti di emergenza fitosanitaria, “ivi compresa la distruzione delle piante e dei prodotti delle piante contaminate”, come si legge nel testo, dovranno essere attuate “in deroga ad ogni disposizione vigente, nei limiti e secondo i criteri indicati nel decreto di emergenza fitosanitaria” e nella normativa dell’Unione europea. La mancata attuazione delle misure ufficiali fitosanitarie volte ad evitare la diffusione della malattia è punibile con la reclusione da 1 a 5 anni.

Eppure ci pare di ricordare che trattamenti anti-Xylella imposti in passato, proprio come le estirpazioni di massa, non abbiano avuto successo, mentre le alternative biologiche fanno fatica ad affermarsi. Qual è il futuro per la splendida terra pugliese?

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Germana Carillo

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Giornalista pubblicista, laurea con lode in Scienze Politiche, un master in Responsabilità ed etica di impresa e uno in Editing. Scrive per Greenme.it dal 2009. È volontaria Nati per Leggere in Campania.
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