L’ombra degli Ogm e delle lobby dietro la contestata nomina di Vilsack a segretario all’Agricoltura USA

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Mentre la nuova amministrazione statunitense rimette al centro la questione climatica e la lotta all’inquinamento globale, l’intenzione di riportare Tom Vilsack alla guida del Dipartimento dell’Agricoltura (United States Department of AgricultureUSDA) degli Stati Uniti preoccupa non solo gli ambientalisti, ma anche alcuni sostenitori di Biden, in primis le organizzazioni antirazziste che rappresentano gli agricoltori afroamericani, le organizzazioni rurali progressiste, i fautori dell’agricoltura biologica, come pure le piccole aziende agricole a gestione familiare. Essi temono che Vilsak possa favorire le multinazionali del settore agricolo a svantaggio dei contadini locali.

Accuse di discriminazione degli agricoltori afroamericani

Secondo i suoi detrattori, Vilsack non avrebbe quindi le credenziali per dirigere nuovamente l’USDA in veste di segretario. Il settantenne Vilsack, originario di Pittsburgh (Pennsylvania), governatore dello stato dell’Iowa dal 1999 al 2007 e laureato in Giurisprudenza, è stato al vertice dell’USDA per 8 anni, dal 2009 al 2017, sotto l’amministrazione Obama, proprio mentre Biden era vicepresidente.

Gli agricoltori di colore sostengono, in particolare, che in tema di diritti civili Vilsack non sia stato assolutamente all’altezza del suo ruolo perché duramente accusato di aver discriminato gli agricoltori di colore quando era capo del dipartimento. L’USDA in dieci anni, tra il 2006 e il 2016, avrebbe infatti sistematicamente pignorato le aziende agricole di proprietà di persone di colore.

Secondo quanto riferito nel rapporto che riassume le indagini condotte da The Counter, gli agricoltori neri avevano una probabilità 6 volte maggiore di vedersi pignorata la fattoria rispetto ai loro omologhi bianchi; in effetti, dal 2010 al 2012 il dipartimento aveva ricevuto oltre 2.800 reclami per presunti atti di discriminazione, il più delle volte ignorati e irrisolti dallo staff dell’agenzia.

L’USDA, guidato quasi esclusivamente da uomini bianchi, avrebbe storicamente sfavorito non solo gli agricoltori di colore ma anche le donne impiegate in agricoltura, privando queste vulnerabili categorie della capacità di accedere ai fondamentali programmi federali sin dalla fondazione dell’agenzia federale nel 1862.

L’ombra delle lobby pre- e post-Obama

Inoltre, durante il secondo mandato di Obama, Vilsack avrebbe ceduto alle lusinghe dei lobbisti dell’agribusiness e agli interessi delle multinazionali, rafforzando, in particolare, i monopoli già esistenti nel campo della lavorazione delle carni. Infatti in quel periodo l’USDA ha approvato una serie di regolamenti previsti dal Packers and Stockyards Act e ha adottato un piano d’azione che garantiva maggiore autonomia all’industria del confezionamento della carne. Dopo la lunga parentesi obamiana, Vilsack ha continuato ad operare nel settore agroalimentare, ottenendo l’incarico di Amministratore Delegato del Dairy Export Council degli Stati Uniti,  un’organizzazione statunitense sponsorizzata dall’industria lattiero-casearia. Con risultati spesso non soddisfacenti, essa ha tuttavia cercato di promuovere l’internazionalizzazione del commercio dei prodotti lattiero-caseari.

Vilsack aka “Mister Monsanto”

È significativo che nel 2001 Vilsack fosse stato eletto “governatore dell’anno” dalla Biotechnology Industry Organization (oggi Biotechnology Innovation Organization), organizzazione leader nel campo delle biotecnologie. Vilsack gode anche del primato di aver approvato, quando era a capo dell’USDA, almeno 13 tipi di organismi geneticamente modificati (ogm), un numero record rispetto a quanto fatto dai suoi predecessori. Vilsack, che ha accolto con favore il processo di inclusione ed approvazione degli organismi geneticamente modificati nel settore agroalimentare, ha inoltre contribuito ad elaborare una nuova legge sull’etichettatura degli Ogm favorevole al settore BioTech, nella previsione di sostituirla alla più rigorosa legge sull’etichettatura proposta dallo Stato del Vermont. Tra questi Ogm, molti sono stati sviluppati dalla nota multinazionale Monsanto. Ad esempio, le barbabietole da zucchero, in seguito bandite dal commercio; l’erba medica (in inglese alfalfa); il mais; il cotone; e la soia. Sono tutti prodotti progettati per sopravvivere all’aggressione dei pesticidi, che è la stessa Monsanto ad immettere nel mercato. Da ciò il soprannome di Vilsack, “Mister Monsanto”.

Fonti: Center Food for Safety Politico.com/The Counter

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Donatella Vincenti. Laureata in Lingue e Scienze Politiche, nel 2017 ha conseguito un dottorato alla Luiss sulla transizione ecologica nel mondo arabo-islamico. Nel 2015 ha curato la rubrica "Green Islam" per la webradio Radio Bullets.
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