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La terribile verità dietro la deforestazione in Brasile: incendi appiccati per far spazio agli allevamenti intensivi

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Un nuovo reportage di Animal Equality mostra i retroscena della deforestazione illegale in Brasile, causata dagli allevamenti intensivi che esportano carne in Europa, in particolare in Italia (secondo importatore al mondo di carne bovina brasiliana)

Perché il Brasile brucia a ritmi così spaventosi? Se l’è chiesto l’organizzazione animalista Animal Equality Italia che ha recentemente condotto un’indagine per far luce sulle cause della deforestazione. E cioè che ha scoperto è davvero angosciante: nella maggior parte dei casi sono gli allevatori e gli agricoltori ad appiccare illegalmente incendi per ricavare terreni da destinare all’allevamento di bovini da carne e per piantagioni di soia, la maggior parte della quale viene esportata per essere poi usata come mangime per gli animali negli allevamenti intensivi di tutto il mondo.

E per fermare la deforestazione selvaggia Animal Equality ha lanciato un appello internazionale per chiedere all’Unione europea, che importa carne brasiliana, e al governo brasiliano di intervenire. La nuova campagna è corredata da un nuovo reportage, narrato dalla voce della cantautrice italiana Giorgia, che approfondisce attraverso immagini esclusive la deforestazione illegale nelle regioni del Cerrado e del Pantanal.

Ho scelto di sostenere la campagna di Animal Equality perché il nostro Pianeta è in pericolo: ogni giorno le scelte che facciamo possono incidere sulla sofferenza di milioni di animali e sulla salute del nostro ecosistema – spiega Giorgia – Gli allevamenti intensivi e i macelli industriali sono una delle maggiori cause della deforestazione dell’Amazzonia in Brasile, delle emissioni di gas serra, della scarsità d’acqua, dello sfruttamento dei terreni e dell’estinzione delle specie. Di fronte a questa distruzione, non possiamo restare indifferenti.

Il 98% degli incendi è appiccato dagli allevatori: i dati inquietanti dell’indagine

deforestazione brasile

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Nelle scorse settimane il team investigativo di Animal Equality si è recato nello stato del Mato Grosso per indagare sugli incendi nelle foreste del Pantanal e nella savana del Cerrado, raccogliendo numerose interviste e testimonianze di coloro che sono in prima linea nella battaglia contro la deforestazione. Ciò che emerge dal reportage è raccapricciante:

  • gli allevatori possiedono terreni con foreste native (o invadono terreni statali) e appiccano illegalmente fuochi per liberare terreni per nuovi allevamenti

  • gli allevatori che hanno disboscato in maniera illegale sono rimasti impuniti;

  • lungo la Transpantaneira, una strada che attraversa la regione del Pantanal, intere aree sono distrutte dai roghi, e vi è una grave mancanza di acqua che sta causando la morte di volatili, mammiferi, anfibi e rettili

  • numerosi animali domestici (in particolare bovini) e selvatici presentano gravi ferite con ustioni. Le bruciature ai loro zoccoli e alle loro zampe risultano così profonde da far perdere tutto il tessuto cutaneo e i muscoli fino all’esposizione dell’osso. Oltre a provocare un dolore intenso, queste gravi ustioni rendono impossibile agli animali muoversi agilmente per andare in cerca di cibo e acqua. Alcuni di questi animali sono stati trovati da volontari che hanno prestato servizio veterinario. Purtroppo, però, molti sono morti tra atroci sofferenze a causa di complicazioni causate dalle ustioni non curate.

animali ustionati brasile

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Secondo una ricerca portata avanti dall’organizzazione brasiliana MapBiomas, il 99,8% della deforestazione del Paese lo scorso anno ha mostrato segni di attività illegale. In Brasile – il più grande esportatore mondiale di carne bovina – gli allevamenti intensivi e i macelli industriali sono responsabili di oltre l’80% della deforestazione e si stima che il 98% di questi incendi sia stato appiccato da allevatori di bestiame. 

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L’Italia è il primo importatore di carne bovina brasiliana a livello europeo 

Circa un quinto (17%) della carne bovina importata in Unione europea dal Brasile è legato alla deforestazione illegale (in Amazzonia e in Cerrado). E con oltre 1 milione di tonnellate importate annualmente, l’Italia è il primo importatore europeo di carne bovina proveniente dal Brasile e il secondo – dopo la Cina – a livello mondiale. 

Secondo i calcoli di Etifor (spin-off dell’Università di Padova), il nostro Paese ha indotto in media una deforestazione associata al consumo di carne compresa fra i 5.900 e gli 11.153 ettari all’anno. Inoltre, secondo lo studio The rotten apples of Brazil’s agribusiness, il 20% della soia e il 17% della carne bovina consumate in Europa potrebbero provenire da deforestazione illegale. 

E ad oggi il 70% della carne per la produzione di bresaola IGP utilizza materia prima proveniente dal Sud America. Una delle principali aziende italiane di produzione di bresaola, ovvero la Rigamonti, è direttamente collegata alla multinazionale della carne JBS, accusata di produrre su terreni disboscati illegalmente. 

L’appello di Animal Equality all’Unione europea e al Brasile

Di fronte a questi dati e alle terribili immagini provenienti dal Brasile, l’Europa non può più stare a guardare e rendersi complice della distruzione delle foreste brasiliane. Al fine di garantire che l’accordo commerciale UE-Mercosur non aggravi i maltrattamenti sugli animali e la distruzione ambientale legati alla produzione illegale di carne bovina in Brasile, Animal Equality chiede quindi all’Unione europea di non ratificare l’accordo commerciale UE-Mercosur fino a quando le istituzioni europee non adotteranno un’opportuna legislazione che regoli i prodotti importati con standard specifici per il benessere degli animali e la sostenibilità ambientale.

Infatti, nonostante la condanna dei funzionari Ue infatti, la produzione illegale di carne bovina in Brasile continua a essere pesantemente sovvenzionata con denaro pubblico, alimentando la distruzione irreversibile dell’Amazzonia, del Cerrado e del Pantanal, oltre al trasporto illegale e la macellazione di milioni di animali da allevamento.

Attraverso un appello internazionale indirizzato al governo brasiliano, ai governi nazionali e ai suoi partner commerciali, Animal Equality chiede quindi di:

  • interrompere tutti i sussidi ai produttori che non dimostrano di approvvigionarsi da allevamenti in cui non si verificano abusi sugli animali e legati alla distruzione ambientale
  • stabilire dei sistemi di monitoraggio trasparenti, che consentano alle autorità e a qualsiasi cittadino di verificare l’origine degli animali allevati a scopo alimentare e le condizioni in cui tali animali sono stati allevati
  • di smettere di importare prodotti provenienti da queste pratiche crudeli per gli animali e distruttive per l’ambiente
  • adottare politiche, sia interne sia estere, che aiutino a porre fine all’allevamento intensivo

Le foreste brasiliane stanno sparendo a ritmi senza precedenti a favore degli allevamenti intensivi (fonte di stress e sofferenza per gli animali) e anche l’Europa – Italia in primis – è complice di questo scempio. Non possiamo più girare la testa dall’altro parte.

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Fonte: Animal Equality Italia

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Laureata in Media, comunicazione digitale e giornalismo all'Università La Sapienza, ha collaborato con Le guide di Repubblica e con alcune testate siciliane. Per la rivista Sicilia e Donna si è occupata principalmente di cultura e interviste. Appassionata da sempre al mondo del benessere e del bio, dal 2020 scrive per GreenMe
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